The White Queen: la guerra delle due (quote) rose

Elizabeth Woodville (Rebecca Ferguson)

Elizabeth Woodville (Rebecca Ferguson)

Ho visto per voi l’anteprima di The White Queen, la serie tv composta da un’unica stagione di 10 episodi che andranno in onda dal 7 gennaio, tutti i martedì alle 21:10, con un doppio appuntamento, su Skyuno.

E’ il 1464, la guerra delle due rose  è in pieno svolgimento, e tre grandi donne si scontrano per sedere sul trono d’Inghilterra:  Elizabeth WoodvilleMargaret Beaufort  ed Anne Neville.
Edorardo IV di York, dopo la cacciata di Enrico VI. si è appena insediato sul trono, e l’Inghilterra sta vivendo un momento di riassestamento: i nobili si rischierano e le truppe sono pronte a confrontarsi nuovamente.
Elizabeth è la vedova di John Grey, morto combattendo per i perdenti Lancaster, e va incontro al nuovo re rivendicando per i propri figli le terre che le sono state sottratte dopo la morte del marito.
Il re acconsente, e, al tempo stesso, inizia a corteggiarla.  Continua a leggere

Boris, il capolavoro che ha denunciato la tv “a cazzo di cane” (III Parte)

Alessandro e Mariano (Alessandro Tiberi e Corrado Guzzanti)

Alessandro e Mariano (Alessandro Tiberi e Corrado Guzzanti)

Nella prima e nella seconda parte (cliccate sui link per leggerle) vi ho dato un assaggio di tutti i protagonisti più significativi di Boris.
Ma non si può chiudere il discorso senza la vera guest star della serie.
Per gran parte degli episodi della seconda stagione, infatti, partecipa alle riprese anche Corrado Guzzanti, con ben due ruoli.
Il primo è quello di Mariano Giusti interprete del perfido Conte ne Gli Occhi Del Cuore2.
Borderline, violento, piromane, Mariano è folgorato sulla via dell’Abruzzo dall’apparizione di Gesù Cristo che gli chiede uno strappo sulla Roma-L’Aquila, e lo convince che deve molare il ruolo del cattivo per interpretare il Beato Frediani nel nuovo prodotto della rete.
Ma viene subito stoppato con una motivazione inappellabile: il Beato Frediani è un ruolo da serie A e dev’essere interpretato da un attore da serie A: Fabrizio Frizzi.
Mariano è frustrato e se la prende perlopiù con Alessandro, minacciandolo costantemente con la mazza da baseball, distruggendo tutti i suoi effetti personali, costringendolo a pregare con lui.  Continua a leggere

Boris, il capolavoro che ha denunciato la tv “a cazzo di cane” (II Parte)

Boris – Gli scenggiatori (Valerio Aprea, Massimo De Lorenzo, Andrea Sartoretti)

Il secondo capitolo (il primo lo trovate cliccando qui) dell’analisi su Boris non può che aprirsi con gli sceneggiatori.
Torre, Ciarrapico e Vendruscolo, con un’autoironia di livello veramente raro, inseriscono tre personaggi anonimi (nel vero senso della parola, non vengono mai chiamati per nome), nel ruolo degli sceneggiatori, interpretati da Valerio ApreaMassimo De Lorenzo e Andrea Sartoretti.
Tre allegri fancazzisti strapagati, raccomandati, iscritti a “Sceneggiatura Democratica”, la correnti di sinistra della lobby degli sceneggiatori.
I tre passano il tempo a cazzeggiare, e riducono il proprio lavoro al minimo indispensabile, anzi spesso anche a molto meno.
Chiudono tutte le scene su personaggi basiti, preparano la “sotto-trama comica” scrivendo “qui gli attori improvvisano una scena comica”, e, nella terza stagione, saccheggiano a mani basse serie tv americane spacciandole per loro.
Da malore la sequenza della “festa del grazie”: i tre delinquenti hanno italianizzato la festa del ringraziamento, sostituendo il tacchino con le quaglie e quando arriva il giorno delle Continua a leggere

Boris, il capolavoro che ha denunciato la tv “a cazzo di cane” (I Parte)

Il cast della prima stagione di Boris

Il cast della prima stagione di Boris

Vorrei dedicare alcune riflessioni alla fiction italiana e questo mi obbliga a iniziare con il più bel prodotto che la tv di casa nostra abbia mai visto: Boris( di cui, tra l’altro, ci stanno facendo annusare la possibile uscita di una quarta stagione). Ma per affrontare un fenomeno televisivo come questo serve più di un post, quindi oggi vi beccate solo la prima parte.
Diviso in tre serie da 14 episodi, intelligente, brillante, sarcastico, cinico e, soprattutto, divertente, Boris è un’amara satira sullo stato della televisione italiana: metatelevisione ai massimi livelli.
In Boris non si salva nessuno, e anche i personaggi che possono apparire positivi in un primo momento, vengono disintegrati, a volte anche con una sola battuta.
C’è corruzione, raccomandazioni, politica. Ci sono le pubblicità occulte, il nonnismo, lo sfruttamento del lavoro, la mancanza di sicurezza. Tutti hanno protezioni sempre più in alto, e tutto il lavoro è fatto pensando che il prodotto dev’essere di scarsa qualità, la parola d’ordine è pressapochismo. Continua a leggere

Un po’ Streghe un po’ Beautiful, il mix non funziona

Joanna Beauchamp (Julia Ormondè una strega immortale vittima di una maledizione. Da secoli, ogni trent’anni, partorisce le stesse due figlie, e le vede crescere e morire a causa della magia. Così, questa volta, decide di non rivelare loro la vera natura della famiglia, sperando che questo le possa salvare.

Freya (Jenna Dewan) e Ingrid (Rachel Boston) crescono così ignare dei propri poteri, ma giusto giusto nel momento in cui arriva uno spirito malvagio e la madre si trova costretta a confessare, le due lo stanno già scoprendo da sole: Ingrid ha fatto concepire una sua amica con un incantesimo trovato su internet (quando si dice la fortuna), mentre Freya, prima ha quasi strozzato la futura suocera col pensiero, poi è stata trascinata all’interno di un quadro da un ex amante di una vita precedente. Nel frattempo arriva zia Wendy (Mädchen Amick) che dovrebbe essere il personaggio “simpatico”, mentre risulta
decisamente banale, se si esclude il penoso tentativo di renderla “piccante” facendola Continua a leggere

The Blacklist: spie, sangue, doppio gioco per l’esordio su Fox Crime


Un ex agente, diventato il criminale più ricercato d’America, si consegna all’FBI e, promettendo importanti rivelazioni, pretende di parlare con una giovane profiler con la quale dà inizio a sadici giochini psicologici.
Nei primi minuti l’attesissima The BlackList (la serie attualmente più seguita negli Usa) ti dà l’impressione di essere un plagio de “Il Silenzio Degli Innocenti“.
Le similitudini sono tali da rendersi perfino insopportabili. Poi, però, ti stupisce con colpi di scena e una violenza anche spiazzante.
Ma è quando capisci che niente è come sembra, ma proprio niente di niente, che puoi decidere di dare una chance al nuovo cospiracy drama della Davis Entertainment, in onda in esclusiva su Fox Crime. Ventidue episodi che promettono intrighi e sorprese continue.

Interpretato da un’irriconoscibile James Spader (per chi se lo ricorda ancora con tutti i capelli mentre sculaccia Maggie Gyllenhaal nel cult “Secretary” e vincitore a Cannes con Sesso Bugie e Videotape), Raymond Reddington ha una lista di 10 super criminali da Continua a leggere

The Walking Dead, il punto di metà stagione


Non è ancora passata una settimana, ma io sento già la mancanza di The Walking Dead, nonostante questa quarta stagione sia stata la più criticata.
Prima di tutto teniamo a mente che siamo solo a metà strada, dunque oltre ad aver lasciato molte questioni in sospeso, non è ancora chiaro dove gli autori andranno a parare.
Ma facciamo un passo indietro, cosa ci ha svelato questa stagione?

Nonostante la sesta e settima puntata, la storia si è evoluta soprattutto attraverso il gruppo della prigione. Innanzitutto il gruppo sembrava avere trovato una certa stabilità, con tanto di spedizioni organizzate per rimediare viveri e addirittura con l’istituzione di un consiglio, formato dai membri più anziani, con il compito di prendere le decisioni più importanti.

 Inoltre, i legami tra i vari personaggi sono diventati più saldi e Michonne ormai è parte integrante del gruppo.
Rick, dal canto suo, ha finalmente trovato l’equilibrio con Carl, rassegnandosi al fatto che per sopravvivere in questo mondo bisogna lottare. Insomma hanno tutti trovato o ritrovato il Continua a leggere

Con Lol:) Raidue tocca il fondo e comincia a scavare

Se non avete mai capito perché gli americani sfottono continuamente i canadesi, Raidue ha la risposta per voi.
Va infatti in onda, sulla seconda rete della tv di Stato, “Lol:)” , col sorrisetto già nel titolo, perché se sperano che sorridano i telespettatori stanno freschi.
Lol:) è , per l’appunto, una sitcom canadese, o meglio una striscia di circa 7 minuti, che va in onda su Raidue alle 21, e bastano pochi attimi di visione per chiederti che faccia possa avere il dirigente che ne ha approvato l’acquisto coi soldi dei contribuenti.

Per chi non lo sapesse, Lol è l’acronimo di “laughing out loud”, e si usa soprattutto nelle conversazioni via chat, per indicare un fare scherzoso, o grasse risate. Proprio quelle che promette la presentazione: “Cinque attori comici, nei panni di personaggi sempre diversi, creano situazioni esilaranti e garantiscono risate e divertimento”.

I nuovi campioni della commedia, Réal BosséMartin DrainvilleAntoine VézinaSylvie Moreau e Julie Ménard, praticamente i fratelli Marx del terzo millennio, magistralmente diretti da  Pierre Paquin, ci regalano momenti di inarrivabile comicità.

Una coppia è seduta al tavolo di un ristorante e lui fissa morbosamente le gambe della ragazza al tavolo di fronte. Arriva il sommelier con la bottiglia, ma lui non lo degna di uno sguardo. Quindi il sommelier si rivolge a lei che, prima approva, poi prende la bottiglia e la rompe in testa al compagno. Risate (registrate).

In astronave lei sta ai comandi, lui si finge sonnambulo per palparle i seni. Lei gli mette le mani a posto e se ne va. Lui apre gli occhi per far capire che fingeva e schiocca le dita dispiaciuto. Risate, come sopra. Continua a leggere

Walking Dead, e venne il giorno del panico

Rick e Judith

Rick e Judith

Nei precedenti commenti ho criticato parecchio lo svolgimento della serie, in particolare le due puntate incentrate su Brian, ma adesso dopo l’ottavo episodio “Indietro non si torna” tutto ha un senso.
La puntata si apre, tanto per essere originali, sul Governatore, e si capisce anche a cosa deve il suo sopranome.
Nel giro di qualche minuto ,infatti, con un discorsetto a prova di folla impaurita, convince i membri del suo gruppo a muovere battaglia contro un gruppo di persone che non hanno neanche mai visto.

Basta la minaccia di un’invasione di vaganti o di altri esseri umani, e la promessa di un posto sicuro, con muri e recinzioni e con addirittura gli orticelli, e gli spaventati sopravvissuti diventano soldati pronti a combattere. Continua a leggere

Walking Dead, il promo dell’ultimo episodio prima della pausa

Nonostante il mio tentativo di vedere sempre il lato positivo delle cose, anche in una serie apocalittica, devo ammettere che il bilancio della prima metà della quarta stagione di The Walking Dead, per ora, è piuttosto negativo.

Fino al sesto episodio, niente da dire. Anzi la narrazione mi è sembrata adattarsi piuttosto bene alle precedenti tre stagioni: la storia della malattia è una bella trovata, un nuovo genere di minaccia in un mondo che ne ha già conosciute tante.

Con la sesta e ancor di più con la settimana puntata però, gli autori hanno decisamente abbassato il livello e hanno prolungato eccessivamente la storia. Soprattutto perché The Walking Dead si era dimostrata capace di essere anche una serie introspettiva, ma senza cadere nei soliti schemi. Aspetterò comunque l’ottava puntata per tirare le mie conclusioni. Continua a leggere