Boris, il capolavoro che ha denunciato la tv “a cazzo di cane” (I Parte)

Il cast della prima stagione di Boris

Il cast della prima stagione di Boris

Vorrei dedicare alcune riflessioni alla fiction italiana e questo mi obbliga a iniziare con il più bel prodotto che la tv di casa nostra abbia mai visto: Boris( di cui, tra l’altro, ci stanno facendo annusare la possibile uscita di una quarta stagione). Ma per affrontare un fenomeno televisivo come questo serve più di un post, quindi oggi vi beccate solo la prima parte.
Diviso in tre serie da 14 episodi, intelligente, brillante, sarcastico, cinico e, soprattutto, divertente, Boris è un’amara satira sullo stato della televisione italiana: metatelevisione ai massimi livelli.
In Boris non si salva nessuno, e anche i personaggi che possono apparire positivi in un primo momento, vengono disintegrati, a volte anche con una sola battuta.
C’è corruzione, raccomandazioni, politica. Ci sono le pubblicità occulte, il nonnismo, lo sfruttamento del lavoro, la mancanza di sicurezza. Tutti hanno protezioni sempre più in alto, e tutto il lavoro è fatto pensando che il prodotto dev’essere di scarsa qualità, la parola d’ordine è pressapochismo.

I tre autori, Luca Vendruscolo, Mattia Torre e Massimo Ciarrapico  possono essere considerati i migliori scrittori tv che abbiamo nel nostro Paese. Infatti non gli fanno fare nient’altro, e l’unica rete che li ha presi in considerazione è la Fox. Alla domanda “come avete fatto a trovare interpreti così bravi” rispondono con disarmante sincerità: “beh, abbiamo fatto dei provini”.
La loro è una sfida al conformismo, allo squallore e alla mancanza di coraggio della televisione italiana, che produce prevalentemente fiction su morti, santi e forze dell’ordine, sempre bacchettona, e mai coraggiosa, mai al passo coi tempi, mai capace di sottoporre dubbi e dilemmi morali che non siano quelli dei benpensanti.

Il pretesto narrativo è l’arrivo dello stagista di regia, Alessandro (Alessandro Tiberi), sul set di una orrenda soap opera: Gli Occhi Del Cuore 2.
Il regista Renè Ferretti (magistralmente interpretato da Francesco Pannofino) prende ispirazione dai dialoghi con un pesce rosso che porta sempre sul set. Ogni serie tv, un pesce diverso col nome di un tennista. Per gli occhi del cuore tocca a Boris (Becker).
La serie, in origine, avrebbe dovuto chiamarsi Sampras, ma poi per problemi di diritti, si ripiegò su Boris.
Alessandro viene accolto dall’assistente alla regia Arianna (Caterina Guzzanti), che lui soprannomina la iena, e subito catapultato nel clima del set: ognuno esegue gli ordini senza fiatare, nessuno si preoccupa degli altri. O almeno questo è quello che accade agli schiavi, gli stagisti, perché le star, Stanis La Rochelle e Corinna Negri (Pietro Sermonti e Carolina Crescentini) fanno esattamente quello che vogliono.
Sermonti ci regala uno Stanis a dir poco strepitoso: pieno di manie ma ancor più pieno di sé, questo attore da fiction fallito, la cui massima ambizione è vincere un telegatto, è ossessionato da sé stesso e dai propri personaggi. Sermonti è semplicemente perfetto, dai tic alla boria, dal cinismo più misero alla recitazione “a cazzo di cane” Stanis è la classica star da copertina della televisione nostrana.
E’ un debole travestito da forte, prepotente con gli umili, ruffiano col potere.
Fa il retorico con la solidarietà al Darfour, ma non sa dove si trova, vorrebbe essere un attore “anglosassone” ma ha tutti i difetti degli attori italiani, ha perfino il coraggio di prescrivere farmaci ad un’anziana barista perché “aveva gli stessi sintomi della paziente in quell’episodio…”. Insomma Stanis non delude mai.

http://www.youtube.com/watch?v=7dvQKJygDxI

Corinna Negri, che Renè chiama “la cagna maledetta”, è un’attrice perfino più scarsa di Stanis, e vuole “diventare la Ferilli“.
Piange, si rifiuta di girare le scene, si infuria, ed è stupida ed ignorante come una capra. Ma è bona e piace ai ragazzini e questo la rende essenziale per la serie.
Straordinaria in alcun sequenze ( tra cui quella in cui non riesce a pronunciare la parola “gioielliere”) anche la Crescentini si cala perfettamente nel suo personaggio. Una che, chiamata ad interpretare Madre Teresa reagisce come vedete nella clip qui sotto.

http://www.youtube.com/watch?v=Gz9GmCCXYFk

Renè è un regista consapevole di aver girato “tanta di quella merda”, e ormai rassegnato al suo destino. Con il posto sempre in bilico, per le scarse protezioni politiche, deve combattere con la “rete”, che lo frustra con prodotti sempre più scarsi, e gli attori che invece si autopercepiscono come grandi star.

Il personaggio di Renè è forse il più malinconico di tutti, ma solo quando gli autori glielo concedono. Al momento opportuno è cinico d indifferente come tutto il mondo che lo circonda. E ogni volta che prova a rilanciarsi, alla prima difficoltà cede e  torna ad accontentarsi. Il suo motto è “a cazzo di cane”, che riassume tutto il suo stile.

Ma in Boris la cura dei personaggi è talmente ricercata che anche i ruoli secondari diventano essenziali
Un esempio è senza dubbio quello del direttore della fotografia Duccio Patanè interpretato da un imperdibile Ninni Bruschetta, che è sicuramente il personaggio cult della serie.
Cocainomane e pigro all’ennesima potenza, Duccio conosce solo due alternative per quanto riguarda la luce: “apro tutto (smarmello!) o chiudo tutto”.E riassume la filosofia di Boris nel suo primo incontro con Alessandro. ” Nella fiction al fotografia non deve essere più bella di quella della pubblicità, se no la gente cambia canale. Hanno pensato a tutto!”
Indimenticabile la puntata in cui si ritrova quintali di saraghi da smaltire (ha acquistato un peschereccio) e prova a mollarli a tutta la troupe.
Ma il meglio di sé ce lo regala nella puntata in cui Renè gli affida la regia.
L’inizio è strepitoso! E la lezione di recitazione a Cristina (la star della seconda stagione) è da lacrime agli occhi.

http://www.youtube.com/watch?v=IEKyEu-DL1M

Arianna Dell’Arti, l’assistente alla regia, è il perno del lavoro di Renè, che senza di lei sarebbe perso. E’ fredda (quasi sempre) sicura, decisa, insomma una macchina da lavoro. Ed è il capo del povero Alessandro, da lei vessato in continuazione.
Nonostante la sua freddezza, appare per due intere stagioni come il personaggio meno squallido e più coerente. Una a cui la testa cammina, che sa come va il mondo, e anche se si adegua mantiene una sua dignità.
E’ per questo che nella seconda puntata della terza stagione con sole quattro parole (che non vi rivelo) viene polverizzata.

Continua…

Otello Piccoli

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10 thoughts on “Boris, il capolavoro che ha denunciato la tv “a cazzo di cane” (I Parte)

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