Masterchef, Capodanno coi botti: insulti, allusioni sessuali e tre eliminati

Da sinistra Laura, Salvatore, Emma e Michele

Da sinistra Laura, Salvatore, Emma e Michele

A segnare il vero inizio della nuova stagione di Masterchef, una volta terminate le selezioni, sono tre elementi.
Il primo è l’agghiacciante sigla d’apertura. Sulle solite note di Cook Me (che è perfino uscita su iTunes qualche mese fa, chi fosse interessato può trovarla qui) si vedono quei venti poveretti costretti a sorridere fingendo una corsa sul posto, roba che neanche Stanis Larochelle (questa è una chicca per intenditori)! Ora, premesso che il sorriso di qualcuno ce lo potevano anche risparmiare, la domanda è: ma chi è il coreografo della sigla di Masterchef? Er Canaro? “Ahò, regazzi famo così! Voi ve mettete a core, e noi ve firmamo! Ma nun dovete core pe’ davèro! Pe’ finta!”
Il segnale che manda la sigla è rassicurante: non vi preoccupate, troverete divertimento, cucina, cazziatoni, ma non avrete bisogno di accendere il cervello.

Quello che invece va acceso è la luce, e veniamo così al secondo elemento.
All’esterno della cucina di Masterchef c’è un religioso silenzio, accompagnato solo dal canto delle cicale. L’inquadratura si sposta all’interno di una stanza. E’ buio. Buio pesto. Poi una porta si schiude, ed un piccolo raggio di luce fa capolino all’altezza del pavimento, portando conforto e speranza a tutti gli spettatori. Improvvisamente il rumore di passi rompe il silenzio. Eccolo. La telecamera indugia sugli scarponi e sulla tuta da operaio, poi si intravede anche un casco giallo. Davanti a lui c’è un interruttore. La mano si avvicina, lo impugna, lo tira su. Ed il logo si illumina! Il logo di Masterchef? No, il logo dell’Enel!
Cioè la prima immagine della stagione, a parte i venti disgraziati di prima, è una bella pubblicità! E anche qui il segnale è chiaro: Masterchef è anche tanta, troppa pubblicità. Non si può dire che sia uno mega spot di tre quarti d’ora, ma quasi.
Le inquadrature della pasta, dei marchi delle stoviglie e dei forni sono continue. E gli intervalli pubblicitari sono sempre introdotti da spot che hanno come testimonial uno dei giudici.

Il terzo elemento è il primo ingresso dei concorrenti nella cucina. Ora, premesso che probabilmente avranno fatto mille prove d’inquadratura, i concorrenti entrano sempre con una faccia stupita ed emozionata, come se stessero entrando alla Casa Bianca, ricevuti da Obama in persona.
I tre demoni, dal canto loro, li guardano con tenerezza e si scambiano occhiate, come se volessero dire “va bene bambini, adesso posate i regali che si va a tavola”.
I commenti sono, naturalmente, entusiasti. Quella cucina è un sogno per tutti loro. Forse anche per tanti spettatori. E sono i sogni che ci regala questa cultura da terzo millennio. Competi, cerca di vincere un sacco di soldi, almeno uno può farcela. E a loro sembra davvero che sia così. Qualcuno penserà: beh in fondo uno di loro prenderà un po’ di soldi, altri avranno comunque una visibilità sfruttabile. Tutto vero. Ma bisogna ribaltare il punto di vista.
Il talent non nasce per premiare un merito, nasce, come tutti i prodotti, per vendere.
Cosa vende? Vende un sogno. E lo vende al concorrente, che lo paga mettendo a disposizione dello show il proprio corpo, la propria immagine, a volte anche la propria dignità e, di rimbalzo, ai telespettatori, che lo pagano in pubblicità.

Quindi quella che viene chiamata “opportunità” è un investimento, un costo di produzione del sogno, un’uscita che l’impresa affronta per ottenere un guadagno successivo.
E’ un po’ quel ribaltamento semantico che usano quando ci spiegano che gli imprenditori sono eroi perché creano posti di lavoro. L’imprenditore cerca il profitto, e per farlo ha bisogno di creare posti di lavoro. Se il concetto viene rovesciato, la percezione sociale si rovescia con esso, e così la sua accettazione lo trasforma nella verità.

Ma torniamo alla gara.
I concorrenti aprono la loro prima mistery box, piena di ingredienti a loro disposizione. Ma sono obbligati ad usare la liquirizia.
Gli chef sembrano lievemente più umani del solito ed elargiscono qualche consiglio, ma al momento degli assaggi si svelano per quei caini che sono. Chiamano i migliori tre per l’assaggio, ma stavolta non uno alla volta. La cosa è sospetta, ma i tre premi Nobel gongolano pure per i complimenti che fa loro Cracco, prima di comunicargli che sono i tre peggiori, e che da quest’anno si può essere eliminati anche con una mistery box. Il sospetto è che le puntate siano numerate, e si debba rimediare all’ingresso dei due concorrenti in eccesso. Staremo a vedere.

Bastianich, che per l’occasione indossa delle simpatiche scarpette verdi che nemmeno ne Il Mago di Oz, può subito iniziare a sfogarsi con Marco: “tu trati noi giudici come dei idioti […] come dire la vostra idea del mistery box non mi frega niente, io faccio quel cazzo mi pare”. Pronuncia a parte, il concetto mi pare discretamente chiaro.
Ma a farsi eliminare così, senza colpo ferire, è la prediletta di Joe, Margherita (strano, con lo sguardo sveglio che ha pensavo sarebbe arrivata lontano!), che canna le animelle, e come giustificazione dice che  avendo a 18 anni le pareva una bella idea fare le animelle. A 19, probabilmente, le sembrerà una bella idea cucinare anche la pajata! Boh!

Margerita

Margherita

Il vincitore della prova, invece, e senza neanche passare dall’assaggio, è Michele.
E’ l’ora dell’invention test. Il tema è “la prima volta”. Cracco, Barbieri (che oggi sfodera una bellissima pettinatura a pala, nel senso che qualcuno gliene ha sbattuto una sulla testa) e Bastianich sono contentissimi di poter fare la battuta. Così, prima con Michele, e poi con gli altri concorrenti, fanno gli spiritosi e cercano di spostare l’attenzione sul doppio senso, per poi poter dire che non si parla di sesso ma di cucina. Grasse risate.
Michele deve scegliere fra tre piatti, i primi cucinati in vita loro dai giudici, e opta per quello di Bastianich: spaghetti con polpette all’americana. Insomma una roba immangiabile, ma contenti loro…
Mentre i concorrenti cucinano, “Diludendo Joe“, sempre molto umano, chiacchiera con gli altri giudici dicendo che le polpette dovranno essere grandi e chi le fa piccole è un cretino.

Quando iniziano gli assaggi sembra che tutto vada bene, ma ad un certo punto si palesa davanti a Bastianich il suo incubo: Rachida. Naturalmente nel piatto non va bene niente, lei ha una crisi mistica e comincia a parlare del diavolo.
Barbieri, che si atteggia qualche volta a poliziotto buono, deve invece assaggiare il piatto di Enrica. Il sugo è piccante e lui ha un sussulto. Lei sorride, e lui parte con cazziatone stile preside, sul fatto che non si ride, l’atteggiamento non va, lui lo dice una volta e basta ecc. E, siccome è evidentemente di buonumore, massacra anche Giovanna, che osa sostenere che la propria polpetta non sia bruciata. Lui non tollera e rilancia: “allora io sono un coglione!”. Poi ripulisce la polpetta dal sugo e gliela mostra. Ma riprende subito il suo classico aplomb, e la tratta tipo forfora sulla spallina della giacca: la spazza via con piccolo gesto.

Naturalmente il meglio lo dà ancora una volta Bastianich che prende le polpette di  Haeri e le fa rimbalzare più volte sul tavolo. Lei, invece, decide di fare harakiri e, alla domanda “ma perché hai fatto un piatto così?” risponde “mi andava così, faccio quello che mi piace, poi spero piaccia anche agli altri”. L’eliminazione è ufficialmente prenotata.
La gara viene vinta da Michele, mentre i tre peggiori sono Rachida, Giovanna e Haeri, che viene eliminata come previsto.

Haeri

Haeri

Il dato interessante, però, è la svolta di Rachida che passa dal “grazi grazi” allo “scusi scusi”.
Infatti mentre Cracco tenta di spiegare ad Haeri il motivo dell’eliminazione, lei continua a frignare dicendo che adesso migliorerà, e alla povera eliminata non resta che andare a sollevarla da terra prima che svenga, e consolarla.

La sesta puntata si svolge invece a Pavia, dove i concorrenti devono cucinare per gli studenti del Collegio Ghislieri (dove ha studiato, tra gli altri, Carlo Goldoni) e che, restando serio, Barbieri paragona a Masterchef, sostenendo che, in fondo, sono un po’ la stessa cosa.
Il menu è quello tipico delle mense universitarie, quello che trovano tutti gli studenti quando decidono di deliziarsi il palato con le prelibatezze che offrono gli atenei italiani:
Zuppa di riso alle quaglie (blu)
Minestra di farro con brodo di cappone (rossa)
Cappone marinato (blu)
Petto di Anatra con sugo di melangole, ovvero le arance amare (rossa)
Sorbetto di Bartolomeo Scappi (entrambe)

Purtroppo per loro, però, nemmeno una cotoletta dura come una suola o una lasagna annacquata, poverini!
Michele sceglie il grembiule blu, poi la propria squadra, mentre gli “scarti” formano la squadra rossa ed eleggono capitano Enrica.
Michele va subito nel panico, e cerca il sale per una venti minuti, mentre Enrica, con piglio, riesce a gestire la squadra.
Nei rossi c’è Marco che, invece di rosolare l’anatra, la frigge in dieci litri d’olio, mentre tra i blu è una faida continua, con Rachida che litiga un po’ con tutti.
Questi però sono i primi a servire, mentre gli avversari sono un po’ in difficoltà. Ma al momento del dessert la squadra di Michele scopre di essere sotto di diciassette porzioni.
Con un colpaccio tentano di rimediare piazzando qualcosa nelle ciotole, ma li becca Bastianich che ne rovescia una e poi la frantuma (nella speranza che non fosse del 1500).
I blu sembrano rovinati, e invece vincono. Misteri di Masterchef.Arriva il momento del pressure test. Prima i giudici istigano un po’ i concorrenti, e provando ad aizzarli l’uno contro l’altro. Marco, invece, prova ad aizzare i giudici contro sé stesso, contraddicendo Barbieri che gli critica la cottura dell’anatra.
Sfoderando il suo migliore bon ton, Bastianich gli dice “zitto! Tu non capisci un cazzo! Non sei neanche  degno di questa spiegazione del chef! Lui ti ha fatto una critica e tu devi accètterla. Finito il discorso!”, e per tutta risposta Marco, in intervista naturalmente, fa l’offeso e minaccia di lasciare il programma. Ma mica subito, solo “se la prossima volta”…
Inizia la prova ed i giudici mostrano un lungo tavolo pieno di vari tipi di pasta.
I concorrenti devono mettersi in fila, e scegliere un piatto. Se indovinano che pasta è tornano in fila, altrimenti si mettono da parte. Gli ultimi tre rimasti non rischiano l’eliminazione
La prima è Enrica, la quale fa una mossa talmente astuta che al confronto Ulisse era Sandro Bondi: non sceglie spaghetti, rigatoni, o fusilli. Lei sceglie gli strozzapreti, ma li scambia per trofie, e così perde la sfida portandosi appresso altri quattro concorrenti.
Alla fine a “salvarsi” sono Giovanna, Beatrice e Federico.La seconda parte della prova consiste nel produrre 80 grammi di garganelli entro il tempo stabilito e gli ultimi tre, ovvero Alberto, Giorgio e Daniele si sfidano preparando garganelli con porcini e salsiccia.
Alberto fa il colpaccio con l’idea di aggiungere al piatto un po’ di funghi crudi, e la scelta si riduce a Daniele e Giorgio, che hanno preparato due evidenti schifezze.

L'eliminazione di Daniele

L’eliminazione di Daniele

Il piatto peggiore è quello di Daniele, che, da buon nerd, chiude la sua esperienza dicendo che, anche se è stato eliminato, nei suoi sogni lui si vede ancora tra i cinque finalisti.
Se è per questo potrebbe sentirsi pure Spiderman. Sognare non costa nulla.

Le prossime puntate andranno in onda giovedì su Skyuno dalle 21:10, e l’indomani alle 9, puntualmente, il commento.

Otello Piccoli

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5 thoughts on “Masterchef, Capodanno coi botti: insulti, allusioni sessuali e tre eliminati

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