1992: Di Pietro, Non è la Rai, e un lavoro, per ora, riuscito a metà

Stefano Accorsi interpreta Leonardo Notte

Stefano Accorsi interpreta Leonardo Notte

No, non è House Of Cards, con il Presidente degli Stati Uniti che piscia sulla tomba del padre,e sputa sul crocifisso.
Ma non è nemmeno Gomorra, contemporanea, dinamica, cinica, “così poco italiana”, come direbbe Stanis La Rochelle.
Però non è nemmeno Don Matteo, Padre Pio e tutta quella roba con Braccialetti Rossi vari, suore e Sabrina Ferilli, che Mediaset e Rai ci propinano da decenni.
1992, nata da un’idea di Stefano Accorsi e diretta da Giuseppe Gagliardi (alla sua prima esperienza televisiva), è la nuova fiction di Sky, prodotta con Wildside e La7,che, partendo dall’arresto dl “mariuolo” Mario Chiesa,ci racconta le vicende di un anno che ha cambiato (ma lo ha fatto davvero?) la storia del Belpaese. Continua a leggere

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Silicon Valley: per essere Steve Jobs, devi mangiare funghetti?

Silicon Valley, la locandina

Silicon Valley, la locandina

Chi di noi non ha mai sognato di essere Bill Gates, Steve JobsMark  Zuckerberg, salvo poi entrare nel panico se si bloccano i tasti del pc?
Soldi a palate, ville con piscine, bel tempo tutto l’anno (o almeno nei film va così) e femminone californiane a mai finire.
Ecco, nella nuova, deliziosa, serie tv della HBO, “Silicon Valley“, accade proprio questo.
Anzi, potrebbe accadere, se i protagonisti non sbattessero il muso contro la dura realtà.
Una realtà in cui non basta avere un’idea, come romanticamente voglio farci credere, ma bisogna, poi, sapersi muovere tra gli squali con un panino al tonno in mano! Continua a leggere

I Borgia, potere, sangue e santità: la stagione finale

Lucrezia Borgia reggente della Chiesa

Lucrezia Borgia reggente della Chiesa

Inizia stasera, con due episodi in onda su Sky Atlantic dalle 21:10, la terza e (sigh) ultima stagione de I Borgia, la spettacolare serie francese, ideata da Tom Fontana, di cui ho scritto nel primo post di questo Blog, ormai un anno fa.
Avevamo lasciato Alessandro IV in ritiro spirituale, dopo l’ennesima rottura con Giulia Farnese, per ritrovare sé stesso ma, soprattutto, per liberarsi dal desiderio incestuoso che prova nei confronti di Lucrezia, nel frattempo nominata reggente plenipotenziaria “dell’unica vera Chiesa”. Mentre Cesare, presa Milano e le città ribelli dello Stato Pontificio, era alle porte di Forlì, pronto a catturare l’orgogliosa Caterina Sforza. Continua a leggere

Arriva Les Revenants: dalla Francia i morti che ritornano a casa

revenants

Les Revenants

Attraversano le Alpi e arrivano anche da noi “Les Revenants!”, i protagonisti di una serie televisiva francese del 2012, creata  da Fabrice Gobert, vincitrice dell’Emmy 2013 come miglior serie televisiva drammatica e già diffusa in tanti Paesi come Belgio, Regno Unito, Stati uniti e molti altri.
Si tratta di un adattamento dell’omonimo film del 2004, di Robin Campillo, selezionato per la 61° Mostra del Cinema VeneziaLa storia si svolge in un tranquillo paese di montagna. Tranquilla almeno finché alcune persone, decedute in circostanze e in momenti molto diversi, tornano improvvisamente in vita. Non si tratta però dei morti viventi a cui The Walking Dead ci ha abituati ma di qualcos’altro. Continua a leggere

True Detective: un mix perfetto per la rivoluzione del noir

La locandina di True Detective

La locandina di True Detective

Come usare un noir per raccontare i comportamenti umani, per costruire un viaggio dentro l’anima, in cui l’indagine resta sullo sfondo e affiorano, come richiamate in superficie da affascinanti sirene, le debolezze, le ansie, i demoni dei protagonisti?
Semplice: basta saper scrivere, e Nic Pizzolatto si è rivelato bravissimo.
Sì, perché una grande capacità di scrittura può permetterti di allontanarti dalla trama per approfondire i risvolti psicologici  e i drammi esistenziali, in un percorso introspettivo che, rivolto allo spettatore, lo mette davanti ai dubbi morali e filosofici dell’esistenza. Continua a leggere

“Esiste una sola regola: o cacci o vieni cacciato”: il ritorno di House of Cards

Frank Underwood

Kevin Spacey è Frank Underwood

Ci era mancato il sorriso cinico di Frank Underwood, la sua freddezza, il suo muovere i fili dei burattini, il suo sguardo in camera che, per una volta, ci lascia in attesa, fino ad un brivido finale quasi da film horror, quasi da Shining. Ci era mancata Claire, il suo mistero, il male ed il bene mescolati tra loro, l’ipocrisia, il ricatto, la vendetta.
E ci era mancata Zoe, la professionalità e l’arrivismo, la sicurezza ed i sensi di colpa, il fascino e la corruzione.
Ieri sono tornati, dopo soli pochi mesi di attesa, ed è stato un ritorno col botto: belle, bellissime, le prime due puntate della nuova stagione.
Non mi addentrerò in un’analisi completa della serie, che potete trovare cliccando qui, ma è impossibile non dire niente su questo inizio di stagione.
Vi avviso subito che, se non avete visto le puntate, dovete fermavi qui, oppure andare avanti a vostro rischio, perché il post conterrà del fastidiosissimo spoiler! 
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Band of Brothers: la storia della compagnia Easy

La Compagnia Easy

La Compagnia Easy

Non amo molto Steven Spielberg, e nemmeno Tom Hanks. Ancora meno mi piacciono quei film di guerra in cui gli americani esaltano sé stessi come eroi e salvatori del mondo.
Quindi ho approcciato la loro produzione “Band of Brothers“, miniserie del 2001 in una sola stagione, riproposta da Sky Atlantic durante l’estate, con questo stato d’animo.
Anche perché si presenta come spin off di “Salvate il Soldato Ryan” che io mi sono ufficialmente rifiutato di vedere.
Eppure, dopo poco, mi sono lasciato prendere, più che dalla storia, dal ritmo e dalle inquadrature, dai lunghi piani sequenza dentro le trincee, dalla telecamera a spalla che rende perfettamente l’idea del caos in battaglia.
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