House of Cards: il lato oscuro del potere che ci lascia estasiati

I protagonisti di House of Cards

I protagonisti di House of Cards

Per terra c’è un cane ferito, investito da un’auto. Frank Underwood (un magnifico Kevin Spacey) si avvicina, poi guarda in macchina e dice: “ci sono due tipi di dolore quello che ti rende forte e il dolore inutile, ovvero quello che è solo sofferenza. Io non ho pazienza per le cose inutili. Momenti simili richiedono qualcuno che agisca, che faccia il lavoro spiacevole, la cosa necessaria! Ecco, niente più dolore”. E “tac!”, spezza il collo al cane sofferente.
Così si presenta la prima puntata di House of Cards: il cinismo della politica e l’abbattimento della quarta parte sono i suoi due tratti distintivi.

Underwood è un deputato democratico deus ex machina della vittoria di Garrett Walker, 45° Presidente degli Stati Uniti. Ma, sacrificato sull’altare degli equilibri politici, non viene nominato Segretario di Stato come promesso, e così, con il supporto della moglie Claire (Robin Wrigth), decide di attuare la sua vendetta, buttando giù,appunto, il castello di carte.
Qui entra in scena Zoe Barnes (Kate Mara) giovane giornalista in cerca di un trampolino per la sua carriera, che riesce a contattare Underwood  e a trasformarlo nella sua fonte, mentre lui la manipola per iniziare a colpire duro.

Zoe

Zoe (Kate Mara)

Intanto, Claire sembra andare incontro ad un’interessante sottotrama mentre licenzia metà degli impiegati della sua associazione no-profit, e forse ci svelerà il volto anche degli interessi e delle lobby che si muovono all’ombra delle grandi raccolte di fondi per scopi umanitari.
House Of Cards è il classico esempio di cosa in Italia non si potrà produrre mai: cupa, oscura, cinica, politicamente scorretta, la serie scava come un trapano nella polpa viva delle istituzioni americane,  poi giù, giù fino a toccare le ossa, fin dove fa più male.

Claire

Claire (Robin Wrigth)

E lo fa, attenzione, raccontandoci subito che è una fiction.
Come dicevo prima, Spacey guarda spesso in macchina, per parlare direttamente col pubblico, e questo escamotage, il cui maestro indiscusso, cinematograficamente parlando, è Woody Allen, spiazza lo spettatore ma, al tempo stesso, lo ritrae verso la storia, come fa un’onda quando porta via i giochi lasciati dai bambini sulla battigia.

In Italia non solo non si produce niente di simile, ma se lo si facesse, politica e giornali, tv e benpensanti griderebbero allo scandalo, al vilipendio, alla delegittimazione delle istituzioni, al pericolo per la democrazia.
Invece negli Usa, che per carità, non sono un ideale di democrazia, il coraggio politico di fare tv sparigliando le carte, affondando il colpo, esiste da sempre.
Ma, con questa serie, la cosa è ancora più chiara. Lo spettatore, affascinato, tifa per il più cattivo, perché sa che il più cattivo non sarà mai così cattivo come chi ha il potere, e poi, il nostro cattivo, quel potere sta per abbatterlo.
L’eroe non è qualcuno che ci porta al lieto fine, qui non è previsto il lieto fine.

Kevin Spacey

Frank Underwood (Kevin Spacey)

Che dire della parte tecnica? Ormai guardare certe serie tv è come andare al cinema: il livello è sempre più alto, e tante star di Hollywood cominciano a scegliere di lavorare anche per la tv, come afferma lo stesso Kevin Spacey: “il cinema americano nell’ultimo decennio ha prodotto solo film d’azione e le pellicole basate sui protagonisti dei fumetti. Il cinema non offre ruoli drammatici, che di solito sono i più interessanti. In televisione invece abbiamo visto la comparsa di serie come The Sopranos, Six Feet Under, Dexter, Mad Men, Game of Thrones e Breaking Bad. I network televisivi e le case cinematografiche hanno lo stesso obiettivo, fare soldi, ma i primi hanno imparato a rischiare.”

Ma questa serie tv ha un’altra caratteristica che la rende unica nel suo genere. Infatti, è stata prodotta da Netflix, una società che offre un servizio di streaming in abbonamento, e che l’ha messa a disposizione, interamente, il 1 febbraio 2013.
Toh, l’innovazione. Questa sconosciuta.

House of Cards va in onda il mercoledì alle 21:10 su Sky Atlantic

Otello Piccoli

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11 thoughts on “House of Cards: il lato oscuro del potere che ci lascia estasiati

  1. Sono rimasto colpito da HoC dal primo momento che è uscita e mi spiace che magari non abbia avuto il risalto che meritava (ne sento ancora parlare poco), va be’ che ha avuto nello stesso periodo altre opere tipo Breaking Bad o Game of Thrones che giganteggiano e hanno fatto più scalpore. Kevin Spacey magnifico, comunque.

    Le serie tv ormai sono alla pari del cinema o anche oltre, non è un caso che attori di Hollywood si prestino a interpretare ruoli nelle serie tv, un altro caso è McConaughey in True Detective, fantastico. La serie tv ha il vantaggio rispetto al cinema di non dover lottare contro il tempo, dovendo raccontare tutto in sole 2 ore (quanti film vengono rovinati da un montaggio che taglia troppo?) e di poter tenere sempre lo spettatore col fiato sospeso inserendo in ogni finale di puntata un colpo di scena

  2. un ottimo telefilm. Se The West Wing è l’anima candida della politica, House of Cards è quella nera. Sono ansioso di vedere tutta la serie. Negli Usa sono già alla seconda stagione…

  3. Visto già le due stagioni. Sarà bello ma è troppo concentrato su “gente bastarda che si bastarda a vicenda” (almeno in Game of Thrones si simpatizza con il nano Lannister). Poi, il presidente degli Stati Uniti è di un’ingenuità incredibile. La mia ragazza ne va pazza, io mi addormento dopo venti minuti.

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