Remail, Mastrota e le vasche da bagno killer

Giorgio Mastrota pubblicizza remail

Giorgio Mastrota pubblicizza Remail

Allora, parliamoci chiaro: non avrete mica voglia di tenervi la vostra vasca da bagno, vecchia, obsoleta e pericolosa?
Ma sapete quante persone ogni anno muoiono nella vasca da bagno? O, peggio, sapete quanti vecchi non riescono più ad entrarci? Per questo puzzano, e ne sa qualcosa Mr.B. a Cesano Boscone!
Comunque le alternative sono due: o cambiate immediatamente la vostra vasca killer con una doccia o Mastrota viene a casa vostra con la polizia e vi denuncia per maltrattamento di anziani aggravato da futili motivi! Continua a leggere

Amica Chips: Rocco Siffredi, Ornella Muti e l’elogio della patata

Ornella Muti incontra Rocco Siffredi

Ornella Muti incontra Rocco Siffredi

Lo scopo finale di uno spot, ovviamente, è la vendita di un prodotto. Ma i pubblicitari sanno bene che il prodotto da vendere non è tanto quello che il consumatore acquisterà al dettaglio, quanto il brand, la marca. Riuscire ad associare il proprio brand ad un simbolo, ad un concetto, ad una musicalità, ad un gioco di parole, è la chiave per il successo.
Se io chiedessi di completare la frase “dove c’è Barilla…” chiunque saprebbe rispondermi senza esitare: “c’è casa”. Se io canticchiassi “se ti piace la frutta…” seguirebbe immediatamente il coro “mangiatela tutta”. Ma pensate anche a quante volte, davanti a qualcuno che si vanta di un facile successo, avete detto scherzando: “ti piace vincere facile?”. Continua a leggere

Conto Yellow, i lupi delle banche si travestono da agnelli

Conto Yellow, il nuovo conto di CheBanca!

Conto Yellow, il nuovo conto di CheBanca!

Dopo i politici quello che gli italiani odiano di più in assoluto sono le banche. Sono viste, non a torto, come corresponsabili della crisi economica in atto ormai da anni e mal si sopporta ogni mossa dello Stato in loro soccorso.
Ma, a differenza dei politici, le banche ci sanno fare, e già da qualche anno, hanno completamente trasformato il loro stile comunicativo, rendendolo più trendy, smart, funny, e se conoscete altri aggettivi inglesi alla moda aggiungeteli pure.
Il punto, però, è che a volte esagerano leggermente, e i primatisti assoluti confondere le cose sono quelli di CheBanca!. Continua a leggere

The Crazy Ones, la sitcom che omaggia Steve Jobs


Kelly, il motivo che mi ha fatto entrare in pubblicità, oltre a mio padre, è stato lo spot della Apple del ’97. Sai chi c’era in quello spot? Gandhi, John Lennon, Martin Luther King Jr, Picasso. Quando la Apple fece quello spot, non aveva neanche un prodotto da vendere. Stava promuovendo un’idea.”
Sta tutto in questa frase pronunciata da Sidney Roberts, il senso di The Crazy Ones.

Simon Roberts (Robin Williams) è il vulcanico titolare di un’agenzia pubblicitaria, brillante, geniale, esuberante, decisamente infantile.
Gli fa da contraltare la figlia Sidney (Sarah Michelle Gellar), che invece è razionale, precisa, organizzata e cerca, in qualche modo, di mitigare, almeno davanti ai clienti della Roberts Advertising Agency, l’impatto devastante del padre.
Accanto a loro troviamo Zach Cropper, copywriter, l’art director Andrew Kennedy, la copy editor Lauren Slotsky.
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Star Gran Ragù, ‘sta schifezza mangiala tu.


Alla Star i dipendenti, oltre ad essere tutti molto fotogenici e a tenerci a far sapere da quanti anni lavorano in azienda, vengono costretti a parlare come Qui Qui Qua, cioè uno inizia a parlare e l’altro conclude il discorso.
La prima è Alessandra Ventrella che ci dice: “in Star facciamo il ragù di casa per tutte le famiglie italiane (che culo che hanno le famiglie italiane!)”, poi si aggiunge Rosangela Agostini che ci comunica: “invece di due carote ne usiamo 130 kg!”, arriva anche Giuseppe Tresoldi con una voce che sembra quella di Borghezio: “invece di tre etti di carne ce ne mettiamo 600 kg!”,e conclude Annalisa Zambito “e invece di una pentola da due litri, ne usiamo una da duemila”. Continua a leggere

Imo Flora, tazze magiche e batteri buoni


Una ragazza, vestita di giallo, passeggia per strada. Alle sue spalle un negozio di fiori, mentre una giovane coppia, poco distante, cammina a braccetto guardandosi negli occhi. La musica di sottofondo è rilassante, io sto quasi per cascarci quando la dolce voce fuori campo dice: “uno dei segreti di un intestino sano è la flora batterica“. Ecco, ci siamo, si parla ancora una volte di donne che devono digerire o andare al cesso. Tra l’altro io starei anche cenando, ma dubito che questo interessi alla casa farmaceutica, agli autori dello spot, alla  voce fuori campo, o alla ragazza in giallo.

Quest’ultima, infatti, del tutto incurante di quello che accade intorno a sé, figuriamoci di quello che accade al di qua dello schermo, comincia a frugare nella sua borsa (ci fosse uno che guarda dove mette i piedi in questo spot), tira fuori una bella confezione di Imo Flora, e la porta ad altezza ventre.

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Danio Snack, perché le donne negli spot fanno solo sesso orale?


Alzi la mano chi non ha strabuzzato gli occhi davanti al nuovo spot del “Danio Snack” della Danone.
Lei è una donna in carriera, intenta ad illustrare le slide a quello che potrebbe essere un consiglio d’amministrazione, o, più probabilmente, vista l’ambientazione, una riunione col cliente di una campagna comunicativa.
Tutti la osservano ma, in agguato a capo tavola, c’è il “senso di fame”, ovvero un pupazzetto che sembra un po’ copiato dal vecchio Mr Chuck della Chupa Chups, il quale minaccia la sua tranquillità con fastidiosi rumori.

Lei prima sorride, cercando di ostentare indifferenza, poi assume uno sguardo come se la stessero sodomizzando, e  la voce fuori campo dice: il senso di fame ti molesta? Continua a leggere