Star Gran Ragù, ‘sta schifezza mangiala tu.


Alla Star i dipendenti, oltre ad essere tutti molto fotogenici e a tenerci a far sapere da quanti anni lavorano in azienda, vengono costretti a parlare come Qui Qui Qua, cioè uno inizia a parlare e l’altro conclude il discorso.
La prima è Alessandra Ventrella che ci dice: “in Star facciamo il ragù di casa per tutte le famiglie italiane (che culo che hanno le famiglie italiane!)”, poi si aggiunge Rosangela Agostini che ci comunica: “invece di due carote ne usiamo 130 kg!”, arriva anche Giuseppe Tresoldi con una voce che sembra quella di Borghezio: “invece di tre etti di carne ce ne mettiamo 600 kg!”,e conclude Annalisa Zambito “e invece di una pentola da due litri, ne usiamo una da duemila”.
Ora, a parte che mi piacerebbe spiegare alla Star che la differenza principale tra un prodotto industriale e un prodotto casalingo, sta proprio nella  quantità degli ingredienti e, di conseguenza, nella cura e nell’attenzione che si riesce a porre rispetto alla preparazione e al gusto, la cosa più carina è l’immagine felice che ci arriva dai lavoratori.
Che noi ci immaginiamo svegliarsi all’alba per andare ad infilarsi in una fabbrica piena di macchinari, di rumori assordanti, di odori forti provenienti da quintali di cibo di scarsa qualità, e invece no!

Loro lavorano tutto a mano, con sorrisi accecanti, allegria e buonumore, perché, mentre lavorano, pensano proprio a noi! A come mangeremo, a come ci gusteremo questo favoloso ragù in lattina. Che per loro non è l’alternativa alla tua cucina quando sei stanco o di fretta.No no, per loro è proprio la cosa migliore che tu possa mangiare. Chissà cosa preparava per loro la mamma…
Certo è che il pay off, però, è studiato proprio bene. Cioè, se si può criticare l’idiozia dello spot e la sua falsità, “Star in famiglia” funziona benissimo.
Suona bene e dà quel senso di casa che si abbina perfettamente col prodotto culinario di tradizione, appunto, casereccia.

Ma soprattutto è accompagnata, sul finale, da un mosaico di sei immagini: il direttore che, con fare paterno, parla ai dipendenti, mentre in alto, su un enorme silos, campeggia il logo Star, una simpatica famigliuola con tre adulti e due bambini, una coppia di mezza età a tavola, una donna che apre il portabagagli (evidentemente all’uscita da un supermercato), un’altra che prende il barattolo del ragù e infine un bel piatto di spaghetti posato sul tavolo.
Insomma un messaggio positivo e rassicurante che piace ed ha solo una piccolissima controindicazione: che mangerai una schifezza.

Otello Piccoli

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Informazioni su Otello Piccoli

Otello Piccoli, studente di Comunicazione, attivista politico, organizzatore di eventi, appassionato di cinema, cucina, calcio (ma solo il Palermo), Formula 1, e, naturalmente, blogger. Mi trovate su Facebook, su Twitter, dove commento per lo più la politica nazionale ed internazionale, e su Vine dove filmo per lo più cazzate ma mi diverto un mondo.

4 thoughts on “Star Gran Ragù, ‘sta schifezza mangiala tu.

  1. e poi si lamentano che i giovani non trovano lavoro, il pagliaccio del tresoldi vale proprio tresoldi da 21 anni in star e penso ci rimarrà fino alla morte, e quando questi pezzi di merda moriranno lasceranno il posto ai propri figli e cosi via dicendo finchè sta gente sarà in giro non ci sarà un lavoro degno per nessuno! vergogna! povera la mia pensione…se mai c’arrivassi!!

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