Imo Flora, tazze magiche e batteri buoni


Una ragazza, vestita di giallo, passeggia per strada. Alle sue spalle un negozio di fiori, mentre una giovane coppia, poco distante, cammina a braccetto guardandosi negli occhi. La musica di sottofondo è rilassante, io sto quasi per cascarci quando la dolce voce fuori campo dice: “uno dei segreti di un intestino sano è la flora batterica“. Ecco, ci siamo, si parla ancora una volte di donne che devono digerire o andare al cesso. Tra l’altro io starei anche cenando, ma dubito che questo interessi alla casa farmaceutica, agli autori dello spot, alla  voce fuori campo, o alla ragazza in giallo.

Quest’ultima, infatti, del tutto incurante di quello che accade intorno a sé, figuriamoci di quello che accade al di qua dello schermo, comincia a frugare nella sua borsa (ci fosse uno che guarda dove mette i piedi in questo spot), tira fuori una bella confezione di Imo Flora, e la porta ad altezza ventre.

Risultando, evidentemente, una pazza, visto che non è lei a parlare, nello spot. Lei è solo una che, mentre cammina, tira fuori medicinali dalla borsa e li avvicina alla zona del corpo per la quale sono indicati. Così, a mo’ di promemoria.La voce fuori campo prosegue comunicandoci che la flora intestinale è ricca di batteri buoni. Ma che roba sono i batteri buoni? Ma come si può applicare la categoria della bontà a dei batteri? Ma perché quelli che fanno male sono cattivi? Sadici? Puzzoni?
Comunque sia, l’inquadratura si sposta sul disegno di un intestino trasparente con dentro tante palline che rappresentano quei simpatici batteri buoni che galleggiano felici.

Improvvisamente la musica cambia e si fa grave, così come la voce, che avverte: “ma il tuo stile di vita può alterarne l’equilibrio!”. E intanto questo intestino si muove, perdendo equilibrio e i poveri batteri buoni vengono sballottolati a destra e a manca  diventando batteri buoni ma un po’ depressi.
Ed è qui che entra in scena lei, Imo Flora che, ci comunicano, contiene “un miliardo di probiotici bb12“. Attenzione, non un miliardo e tre, né novecentomila.Un miliardo precisi. Ce li mettono loro contandoli. Sono pignoli, ci tengono al tuo intestino!
A quel punto la musica torna rassicurante, quasi trionfale. L’intestino ha di nuovo i batteri buoni in equilibrio. Magari acciaccati, ma in equilibrio.
E la ragazza in giallo, felice, può andare a sedersi al bar con le amiche, anche loro molto felici e ridanciane, probabilmente perché hanno appena riequilibrato la flora intestinale.
Si vede proprio dalle facce. Anzi lei è così felice, che ha già la tazza davanti, senza aver ancora ordinato nulla. Così, per magia!
Insomma non c’è storia più semplice: il soggetto, la ragazza, deve ricongiungersi con l’oggetto del desiderio, la tranquillità di stare con le amiche, ma l’antagonista, ovvero lo stile di vita, vuole impedirglielo. Così lei incarica l’eroe, che sarebbe la compressa, di combattere la battaglia per lei. A battaglia vinta, la ragazza ottiene il lieto fine che cercava.
Un semiologo, più o meno, la leggerebbe così.
Non come me che, invece, continuo solo a pensare: perché mentre sono a tavola, perché?

Otello Piccoli

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