Otto e Mezzo, lo show di Salvini cancella Cuperlo

Matte Salvini e Gianni Cuperlo

Matte Salvini e Gianni Cuperlo

Scrive Gianni Cuperlo nel suo profilo sul sito del Pd: “Mi sono laureato al Dams di Bologna con una tesi sulle comunicazioni di massa […] dal 2001 al 2006 ho fatto parte della segreteria nazionale dei Ds dove mi sono occupato di comunicazione politica”.
Poi, evidentemente, è stato colpito da amnesia, altrimenti non si spiegherebbe perché, quando appare in uno studio televisivo, pensi che se al suo posto ci fosse un grissino cambierebbe poco.

Cuperlo, poverino, è antitelevisivo come pochi. Non è aggressivo, ma non è nemmeno sicuro di sé, è educato, ma con la vocina flebile quindi poco autorevole, e se qualcuno alza la voce lui non è in grado di farsi sentire. E’ poco telegenico (a voler essere generosi), ed ha la postura di un rastrello. Ha un linguaggio tecnico e al tempo stesso vecchio (dice “questa legge elettorale ha fatto più danni della gramigna”, che saranno meno di 20 gli under 40 in Italia a sapere cosa sia la gramigna), e appare, ed è trattato, come l’agnello sacrificale, il simbolo del vecchio che sta per essere spazzato via. Continua a leggere

Primarie Pd: Sky, i tre porcellini, e l’occasione mancata

Gianni Cuperlo, Matteo Renzi, Pippo Civati

Gianni Cuperlo, Matteo Renzi, Pippo Civati

Vuoi fare un confronto serio, un evento televisivo innovativo (almeno in Italia), e dare strumenti ai cittadini per formarsi un’opinione?
E’ facile. Prendi 15 elettori, studenti, lavoratori, imprenditori, docenti, disoccupati, e li metti di fronte ai politici. E obblighi questi a confrontarsi con un fuoco di fila di domande scomode, magari a cui non sanno nemmeno rispondere. Insomma porti i porcellini tra le fauci del lupo e vedi chi è in grado di costruirsi una casa di paglia, chi una di legno e chi una di mattoni.
Ma questo è chiedere troppo: non lo farebbe la tv, non vorrebbero correre il rischio gli intervistati.

E così Sky, a distanza di un anno, ci riprova e invita i tre porcellini, al secolo Gianni Cuperlo, Matteo Renzi e Pippo Civati al “Confronto tra i candidati alle primarie del Pd“.
E a loro basterà costruire tre castelli di sabbia per uscirne sani e salvi. Continua a leggere

Ballarò: Floris e le olimpiadi della noia

Giovanni Floris

Giovanni Floris

Quando a fine puntata Giovanni Floris dice “alè” mi viene voglia di stenderlo con un cazzotto.
Con quella faccia da secchione del primo banco che non ti passerebbe il compito nemmeno se da questo dipendessero i destini del mondo, il presentatore di Ballarò è un uomo per tutte le stagioni.

Non che sia viscido e mellifluo come Bruno Vespa (di cui a breve prometto di parlarvi, perché questa novità della clessidra gigante mi ha provocato un dolce brivido d’eccitazione lungo la schiena), e nemmeno pienamente lecchino come Emilio Fede.
Ma si muove agilmente, nonostante la postura da scopa infilata nei reconditi abissi, nelle acque della politica italiana. Infatti piace alla sinistra, soprattutto ai dirigenti del Pd, perché “è uno di noi” e non rompe troppo le scatole. E, nonostante le sceneggiate, piace alla destra i cui esponenti fanno a gara per essere presenti nel suo studio.
Se poi piace o non piace al pubblico, chi se ne frega. Continua a leggere