Primarie Pd: Sky, i tre porcellini, e l’occasione mancata

Gianni Cuperlo, Matteo Renzi, Pippo Civati

Gianni Cuperlo, Matteo Renzi, Pippo Civati

Vuoi fare un confronto serio, un evento televisivo innovativo (almeno in Italia), e dare strumenti ai cittadini per formarsi un’opinione?
E’ facile. Prendi 15 elettori, studenti, lavoratori, imprenditori, docenti, disoccupati, e li metti di fronte ai politici. E obblighi questi a confrontarsi con un fuoco di fila di domande scomode, magari a cui non sanno nemmeno rispondere. Insomma porti i porcellini tra le fauci del lupo e vedi chi è in grado di costruirsi una casa di paglia, chi una di legno e chi una di mattoni.
Ma questo è chiedere troppo: non lo farebbe la tv, non vorrebbero correre il rischio gli intervistati.

E così Sky, a distanza di un anno, ci riprova e invita i tre porcellini, al secolo Gianni Cuperlo, Matteo Renzi e Pippo Civati al “Confronto tra i candidati alle primarie del Pd“.
E a loro basterà costruire tre castelli di sabbia per uscirne sani e salvi.

Ora, premesso che non si capisce perché un cittadino, seppur di sinistra, debba essere interessato ad eleggere il segretario di un partito senza esserne iscritto, le primarie si chiamano così perché vengono prima di un’elezione e servono a scegliere il candidato, non il segretario.
Ma siccome fa molto figo, le chiamano primarie. In ogni caso, visto che l’evento politico esiste, è più che giusto che la tv se ne occupi, quindi metto da parte la mia pignoleria e mi accingo a guardare il confronto.

Si inizia che è un piacere, con lo speaker che annuncia i partecipanti come si annunciano i pugili che salgono sul ring, comunicandoci cose assolutamente necessarie per crearci un’opinione sui candidati: chi mangia la cioccolata, chi ha un figlio, chi tre.
Io, per esempio, non mi fiderei mai di un segretario che mangia la cioccolata.

Le regole sono: domande brevi, repliche brevissime, appello finale e fact checking (ovvero la verifica in diretta della veridicità delle affermazioni degli intervistati), che in realtà verrà utilizzato pochissimo.
La parte del lupo, l’intervistatore che dovrebbe mettere a nudo i tre porcellini, la interpreta Gianluca Semprini.
Infatti lui comincia giù duro, con domande mai sentite finora, e risposte altrettanto originali: “se lei diventerà segretario porrà condizioni al Governo Letta?” in attesa che qualcuno si suicidi  rispondendo: “no, se io divento segretario non cambia nulla, che mi votate a fare?”.
La seconda domanda è sulle privatizzazioni, che piacciono a due su tre, ma solo perché Civati svicola e parla di libera concorrenza. Insomma tre autentici socialdemocratici.
Poi si passa al tema primarie e Civati mette a segno la battuta della serata citando Corrado Guzzanti: “ci saranno gli  spingitori di primarie”.

http://www.youtube.com/watch?v=_-dTZ_TFaS0

Renzi, “Mr Ruota Della Fortuna” in tv ci nuota come un pesce, e si vede. Anche se nel finale sfora spesso i tempi di risposta, è il più avvezzo al mezzo, ha il vantaggio, fra i tre, di essere la lepre, ma è vago come sempre. Nessuno gli chiede come ha fatto a passare da rottamatore a riciclatore dei vecchi arnesi del Pd.

Civati, invece, sembra un ragazzino, gli manca solo lo zainetto sulle spalle. Vorrebbe essere il candidato ” alternativo”, ma, non riuscendoci fino in fondo, tenta sempre la battuta, con risultati non garantiti. Nessuno gli chiede che ci fa in un partito mentre vota contro il Governo presieduto dal vicesegretario di quello stesso partito.

Cuperlo è una statua di ghiaccio, a metà tra il maggiordomo degli Addams e Ivan Drago (ma senza muscoli), e la tv non è affatto il suo habitat. Guarda sempre nel vuoto e non arriva mai a concludere. Nessuno gli chiede come pensa di rinnovare il partito avendo condiviso tutti gli errori degli ultimi trent’anni.

Ma per porre queste domande ci vorrebbe un giornalista. Invece a Sky hanno un reggimicrofoni ridens.

A metà confronto, arriva la parte demagogica sui guadagni dei tre,e lì Renzi ne esce alla grande perché ha lo stipendio più basso, mentre Civati sembra dover giustificare un po’ troppo lo stipendio da parlamentare.
Il confronto  prosegue tra sorrisi e battutine, complimenti reciproci e qualche piccola provocazione, come quando Cuperlo si rivolge a Renzi chiedendogli di garantire il suo no al presidenzialismo, e il sindaco di Firenze, prima riesce ad ottenere 30 secondi extra per rispondere, poi, praticamente, non gli risponde. Geniale!

Dopo qualche altra domanda e quell’idiozia del Pantheon (con tanto di ricerca di risposte ad effetto da parte dei candidati) si passa all’appello finale e ai saluti.
Cosa hanno capito i telespettatori da questo confronto? Quasi nulla. I tempi contingentati non permettono di rispondere in maniera completa alle domande. E’ vero che il linguaggio politico è spesso fumoso, ma non sono i tempi delle risposte che evitano questo effetto.
Infatti, il più delle volte, nessuno dei tre candidati entra fino in fondo nel merito delle domande poste. Tra l’altro, spesso, sforano tutti e tre i tempi prestabiliti. Su tutti Cuperlo, che parte sempre alla lontana e conclude ogni intervento tra le lamentele del conduttore.

Il vero sistema per evitare risposte troppo evasive è la seconda domanda. Cioè la controreplica dell’intervistatore che mette alle corde l’intervistato.
Ma questa non arriva mai, perché Semprini ha tempi stretti e domande preconfezionate.
E una complicità eccessiva coi tre. Insomma il lupo ed i porcellini si trovano bene nella stessa tana.
C’è da dire che gli elettori del Pd sono di bocca buona, e non pretendono troppo dal proprio candidato, quindi questo dibattito sposta relativamente poco le opinioni già precostituite.

Resta il fatto che non si può continuare a giocare su due o tre format, sperando di poterli utilizzare per ogni tipo di evento.
A questo punto tanto valeva farli cantare.
Già me li immagino:
Gianni Cuperlo, accompagnato dal coro degli alpini, canta “il capitan della compagnia, ha i baffetti e sta per morir”.
Pippo Civati, accompagnato dagli 883 canta “hanno ucciso Romano Prodi, chi sia stato non si sa”.
Matteo Renzi, accompagnato dal Piccolo Coro dell’Antoniano canta “per saper far fare un tavolo, ci vuole il legno”. Terminata l’esibizione, rottama il coro e si tiene il Mago Zurlì.

Otello Piccoli

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