Sei Braccialetti Rossi in cerca (disperatamente) d’autore

I protagonisti di Braccialetti Rossi

I protagonisti di Braccialetti Rossi

L’ennesima fiction capolavoro targata Rai chiude i battenti (per fortuna) domenica prossima alle 21:20 sui Raiuno, ma è pronta a tornare, con una seconda stagione per i milioni di fan (più di cinque a puntata), il prossimo anno.
Tratta da una fiction spagnola, “Polseres Vermelles“, “Braccialetti Rossi” narra, in sei puntate, la storia di sei insopportabili ragazzini ricoverati in ospedale, legati da un simbolico braccialetto ad un “patto per la vita”: Leo, Tony, Davide, Cris (l’unica ragazza, che praticamente mette in subbuglio gli ormoni di tutti), Vale, e Rocco che, dal letto del coma (che culo!), fa da voce narrante. Il tutto con contorno di padri indifferenti, madri piangenti, sorelle urlanti, tutti coinvolti nel dramma.
I soprannomi dei protagonisti, poi, sono davvero geniali. Vi dico solo che Tony viene chiamato “il furbo”  e Rocco “l’imprescindibile”! L’imprescindibile?! Ma come gli viene in mente l’imprescindibile?!

Rocco

Rocco (Lorenzo Guidi) nella sua tipica posa da “imprescindibile”

Comunque, nonostante le intenzioni fossero quelle di affrontare un tema come la sofferenza in modo nuovo, il risultato è l’ennesimo prodotto “per famiglie” all’italiana. In sintesi: du’ palle.
Recitata male, ambientata nel solito ospedale perfetto, pulito, con medici carini e infermieri sorridenti (nelle fiction ospedaliere la sanità italiana funziona che è una meraviglia!), senza gente che urla e si contorce dal dolore, la fiction manca completamente di sostanza. E di coraggio.
I cliché si sprecano: il ragazzino preoccupato per il divorzio dei genitori, le sorelle che litigano con quella che le rinfaccia tutti i sacrifici che fa per lei, quello che prima chiede un prestito  poi si gioca i soldi, i due che si baciano con l’amico di lui (anch’egli innamorato della ragazza), che li vede per caso.
Poi c’è quello coraggioso che si deve operare ma vuole dai medici la verità. E appena gliela dicono s’incazza pure! Ma poi alla fine muore e nemmeno te la puoi prendere con lui.

Davide e Rocco

Davide e Rocco

A proposito di morte. Siccome non bastava tutto questo, nella fiction c’è anche il paranormale: ogni volta che qualcuno sta tra la vita e la morte si fa una bella chiacchierata con Rocco. Praticamente quando lo vedono si toccano perché vuol dire che se la stanno passando brutta! Tony, invece, può dialogare con Rocco anche da vivo (nonostante il coma) e, nientepopodimenoché, attraverso lui fa anche una discussione con Davide mentre quest’ultimo sta schiattando sotto i ferri.
Davide, tra l’altro, non ha raccontato agli amici dell’operazione e muore mentre quelli cantano e ballano, tipo Titanic, festeggiando il compleanno di Leo.
Cioè da un lato “lo stiamo perdendo!” e dall’altro “Brigitte Bardot Bardot!”. Poi vengono a saperlo, tramite i superpoteri di Tony, e arriva la tragedia!

d

Durante i festeggiamento per il compleanno di Leo arriva la notizia della morte di Davide

Ma c’è di più! Davide, prima di andare in sala operatoria, tenta il colpaccio con Cris, dicendo che vuole provare un bacio. Lei glielo nega, e lui, mentre muore, che fa? Chiede praticamente a Tony di farle sapere che era una specie di ultimo desiderio e lei glielo ha negato. Che carino. Tanto per non farglielo pesare per tutta la vita.
Dimenticavo, c’è il rischio che Davide torni, nella seconda stagione, udite udite, sotto forma di fantasma. Evviva!
Sì, perché, nonostante vogliano fare i moderni, mica i bambini possono morire così! Infatti Davide, nel lasciare questa valle di lacrime, ritrova la madre, morta anch’essa, e, visto che sono inspiegabilmente in piscina, si fanno una bella nuotata, che fa sempre bene. Della serie “in fondo morire non è poi così malaccio come ci vogliono far credere”!

Davide e la madre nuotano felici nel loro "Paradiso"

Davide e la madre nuotano felici nel loro “Paradiso”

Altra scena meravigliosa è quella dello scontro tra Cris e il padre di Leo, in cui lei, tutta arrabbiata chiede “posso dirle una cosa?” e lui “no vattene” , lei fa per andarsene, poi torna con aria fiera, “invece io gliela dico lo stesso, me l’ha insegnato Leo e lui neanche lo sa”, allora lui “cosa ti ha insegnato?”, e lei “il coraggio!”, e la scena si chiude così. Senza che gliela dica. Ma che dialogo è? Ma chi li scrive? Il Gabibbo?
Ora, a parte la banalità, visto che lui t’ha insegnato il coraggio, digliela sta cosa! No, non la sapremo mai.
Naturalmente il padre si farà commuovere dalla ragazzetta insistente e andrà a trovare il figlio.

Cris (Aurora Ruffino)

Cris (Aurora Ruffino)

Ora, io non so come sia l’originale spagnolo, ma sono certo che gli autori italiani abbiano fatto del loro meglio per peggiorarla quanto più possibile.
Insomma, buonismo come se piovesse, retorica da tagliare a fette, montaggio dilettantesco, colonna sonora da suicidio (Laura Pausini, Emma Marrone, Tiziano Ferro, perfino Francesco Facchinetti!), Braccialetti Rossi è un drammone che punta a far immedesimare gli spettatori  commuovendoli con la lagna dei ragazzetti malati.

Buon divertimento, se ci riuscite.

Otello Piccoli

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31 thoughts on “Sei Braccialetti Rossi in cerca (disperatamente) d’autore

  1. Capisco che la critica e’ il tuo lavoro, si deve pur campare, ma credo che se fai un po’ di zapping trovi molto di peggio (parlo di fiction italiane,che fortunatamente non seguo). La recitazione non e’ da oscar,anche perche’ per molti e’ la prima esperienza e ci sono alcune situazioni un po’ anomale, ma se avessero rappresentato veramente la realta’, allora si che avrei detto ‘du palle! Il paranormale ci sta tutto, a me la storia mi ha notevolmente coinvolta e te lo dice una che non guarda roba italiana ma d’oltre oceano! Alla fine se non ti piace esiste il telecomando,cambi canale e se sei fortunato trovi qualche replica di lost o del trono di spade! 😉

    • Ovvio che c’è di peggio. Molto di peggio. Sulla stessa Raiuno, di recente, ho recensito una fiction agghiacciante sulle suore, al cui confronto questa sembra girata da Fellini.
      Il punto, però, è che la Rai continua a produrre lavori di livello medio-basso, ed è un peccato.
      Ps: premesso che, purtroppo, non ci campo (magari!), io non posso cambiare canale. Mi tocca sorbirmi per intero anche ciò che non mi piace, altrimenti che recensisco?
      A presto.

      • a me pare che la rai abbia dato due serie davvero interessanti e molto vere…braccialetti rossi e non è mai troppo tardi tutti e due del regista Campiotti..ti ripeto se a te non piacciono non guardarle perchè nessuno ti obbliga perchè se devi fare delle recensioni inutili tanto vale che cambi lavoro,ma hai visto il record di ascolti che hanno fatto??? ma chi è che ti paga per scrivere cagate,voi giornalisti siete la feccia dell’Italia pure all’estero vi prendono per il culo

        • Ehm…io non sono un giornalista ma uno studente, per scrivere qui non prendo ovviamente un centesimo, e sul mio blog recensisco quello che mi pare esprimendo le mie idee.
          Ovviamente come io critico la tv, i lettori hanno il diritto di criticare me, mica pretendo di avere ragione. Anche se ti inviterei ad evitare gli insulti.
          Buona giornata.

          • beh sei il primo a scrivere in maniera orrenda un articolo e pretendi che la gente non ti insulti?? ma ti pare normale scrivere in una recensione…attraverso lui fa anche una discussione con Davide mentre quest’ultimo sta schiattando sotto i ferri. non so vedi te,si vede che non sei un giornalista e sicuramente non hai neanche guardato la serie non sai di cosa parla se no non scriveresti queste schifezze…e cmq nell’immagine sopra quello non è mirko trovato ma Pio Luigi Piscicelli…almeno qualcosa scrivilo di corretto 😉

            • Io non pretendo niente, ho solo consigliato di evitarli.
              Sulla foto hai ragione mi sono fatto ingannare da una didascalia errata, adesso correggo (anzi grazie per la segnalazione).
              Mi fa piacere che improvvisamente si vede che non sono un giornalista (e magari nemmeno troppo feccia, dai), ma ti confermo che, purtroppo, la puntata l’ho vista eccome!
              Sul fatto di essere il primo (immagino volessi dire “a scrivere male della serie”, perché da come ti sei espressa sembra che io sia il primo al mondo a scrivere un articolo in maniera orrenda), ti dirò: meno male che non tutti la pensano allo stesso modo, se no sai che noia!

  2. certo che i giornalisti pur di campare ne sparano di stronzate…può piacere e non piacere mica è obbligato guardarlo esiste il telecomando per cambiare il canale,poi se si notano gli ascolti questa serie ha avuto un grande successo,a me è piaciuta molto e mi dispiace che domenica ci sarà l’ultima puntata. Sono attori nuovi che non hanno mai fatto niente a parte Aurora Ruffino e penso che questi piccoli neoattori se la siano cavata molto bene e recitando dignitosamente rispetto a tnt adulti che lavorano da un sacco di tempo in tv e hanno sempre fatto cagare,è una storia drammatica che racconta la realtà di tutti i giorni di ciò che le persone malate devono andare incontro,però questa serie ti fa capire tante cose che solo persone che hanno avuto a che fare con certi problemi possono realmente capire,Mio caro giornalista se non ti piace puoi anche cambiare canale ma non fare articoli idioti solo per prendere qualche euro,questa fiction ha rapito il cuore di molte persone ed è ancora più bella perchè ha preso soprattutto quelli delle persone giovani….Molte persone,specialmente ragazzi dovrebbero guardare questa serie,quei ragazzi che si lamentano sempre di tutto perchè non hanno le cose di ultima generazione o qualcos’altro,dovrebbero andare a visitare ogni tnt gli ospedali e vedere cosa succede realmente e forse qualcosa capirebbero…..Mio caro otello cambia mestiere perchè il giornalismo non fa per te ^^

  3. Ovviamente una che guarda “notevolmente coinvolta” certe stronzate non può apprezzare una cosa scritta bene… Mi spiace per te, torna a guardare i filmetti per adolescenti, lascia perdere il leggere, che bisogna avere un cervello…

    • sicuramente preferisco guardare coinvolta una serie per adolescenti come dici te,che racconta la storia vera di Albert Espinosa che stare a leggere commenti inutili e recensioni scritte da cane….sicuramente sarai una che guarda il grande fratello e altre stronzate la mentalità degli italiani e pari a 0 e infatti si nota in qualsiasi cosa 😉

      • 1 26 gennaio 2014 5.300.000 20,02%[2]
        2 2 febbraio 2014 5.689.000 19,86%[3]
        3 9 febbraio 2014 6.020.000 22,35%[4]
        4 16 febbraio 2014 6.250.000 22,43%[5]
        5 23 febbraio 2014 6.773.000 24,84%[6]

        poi gli ascolti parlano chiaro,e ne parlano tutti bene solo te puoi fare una recensione così inutile e senza senso…statevene pure nel vostro pozzo di ignoranza e continuare a scrivere cagate,in qualche modo dovete farvi notare no? 😉

        ah per la vostra felicità grazie agli ascolti ci sarà una seconda serie così potrete scrivere altre stronzate di questo genere 🙂

        • No, mi spiace, non ho mai visto il grande fratello, ho di meglio da fare, e vivevo all’estero mentre lo davano.
          Mi pare che la mentalità degli italiani la rappresenti benissimo tu, visto che guardi queste cose che “fanno tanti ascolti”… anche il grande fratello fa tanti ascolti, credo.
          Se “la mentalità degli italiani e pari a 0” (cosa con cui concordo in pieno, infatti a voi piacciono questi programmi) perché sei tanto contenta nel dire che questa serie, che a te piace, ha tanti ascolti?
          Otello scrive molto bene, a prescindere da quello che scrive, e dire che scrive male è semplicemente un commento stupido e non veritiero.
          Sì, non è obbligato a guardare questa immondizia televisiva, ha il telecomando, immagino, ma se ha voglia di guardarla e di commentarla (tra l’altro con acume ed intelligenza) non vedo perché non debba farlo.
          Cambia tu blog, invece, se ti da tanto fastidio che al mondo qualcuno veda che certe cose (che tu insieme alla maggioranza degli italiani che sono 0 trovate valide e belle) sono brutte e scadenti.

  4. Se telecomando. La tv fatta a pezzi.
    Mi pare che il sottotitolo di questo blog parli chiaro, non c’è quindi da stupirsi della critica fatta da Otello Piccoli sulla fiction di Raiuno.
    Mi pare anche che lo scopo di un blog di critica televisiva sia proprio quello di fare critica, il che non vuol dire per forza recensire positivamente ciò che si vede. Dipende dai casi.

  5. Non scaldiamoci tanto, non tendo a giustiziare Natalie perchè evidentemente lei deve essercisi immedesimata, si sarà emozionata, è piaciuta anche a me devo dire, e trovo difficile gestire senza essere troppo duri la condizione di bambini malati, si è cercato di farlo con un po di poesia, forse a volte un po marcata, è anche vero che questo è un blog di critica televisiva e ci sta , non sono del partito del dimmi cosa guardi e ti dirò chi sei, vedo beautiful da 20 anni, so che sono scemenze ma le guardo uguale e spesso mi rubano un sorriso , stringetevi la mano e vi aspetto “entrambi” qui a demolire i bonazzi modelli senza scrupoli che varcheranno le soglie della porta rossa del grande fratello, ho letto accuratamente la tua critica e mi è venuto in mente un film di tantissimi anni fa , anzi due ” ragazzi fuori ” e ” mery per sempre ” avevano con attori ragazzi di strada fece un gran clamore, dissero che era volgare, mal scritto eppure era un reportage accurato e fedele alla realtà, li cito solo per affermare che un film dove i bambini urlano dal dolore , dove le infermiere si fanno i dottori, e dove dottori fanno morire la gente per andare a pranzo( ovvero la realtà) sarebbe stato recensito persino peggio

    • Infatti non c’è da scaldarsi. E bisogna sempre distinguere la critica dalla fruizione. Ci sono cose belle che non trovano pubblico e cose brutte che piacciono tanto, e qui nessuno giudica il gusto e la libertà di guardare tutte le “scemenze” che si vuole. Figurati quante ne guardo io!
      Detto questo, esiste anche la libertà di giudizio, e io ho aperto il blog proprio perché ritengo che certe cose vadano dette.
      Due cose, però, le voglio precisare:
      1) il fatto di utilizzare attori non professionisti è una scelta stilistica (lo faceva già Pasolini) incontestabile. Ma tra l’attore non professionista e l’attore scarso ne passa.
      2) io credo che invece, se si avesse il coraggio di fare una fiction di denuncia sulla sanità italiana, fatta bene, con onestà e coraggio, sarebbe apprezzatissima.
      Ma chi ce l’ha il coraggio? Meglio parlare di suore, frati, Papi, politici morti (quelli vivi sono intoccabili), poliziotti e carabinieri e bimbi malati. Così nessuno si lamenta e gli autori campano tranquilli.
      In questi decenni in Italia è stata prodotta una ed una sola fiction di grande livello (tra l’altro a costi bassissimi), Boris, che criticava fortemente questo sistema televisivo fatto di raccomandati, di lobby, di compromessi con la politica e di soluzioni narrative facili che piacciono tanto alle masse. Infatti gli autori non li chiama più nessuno a lavorare.

  6. Mia sorella ha vissuto in ospedale per 3anni a causa del leucemia, e braccialetti rossi rispecchia la sua vita, ti attacchi all`amicizia dei tuoi compagni di stanza perché nn ce nessun adolescente o bambino che va a trovare un amico o compagno di scuola che ha una malattia tanto grave,infondo sei un malato, e quindi un diverso per chi sta bene. Chi è malato non crede che un genitore,una sorella o un fratello ti possa capire,e quindi ti richiudi in te stesso,meglio un amico nella tua stessa condizione.
    Il paranormale come lo definisci tu è in realtà la speranza o la fede a cui ti aggrappi,tutte le persone del mondo quando vedono la morte in facciamo pensano a Dio o a qualcuno che da la su ti protegge.
    Mia sorella è guarita,io credo grazie alla competenza dei dottori e all’immancabile presenza degli infermieri che fanno il loro lavoro in un ospedale organizzato e pulito nel pesarese(in italia), mentre mia mamma e ancora devota alla madonna e crede che sia stata la sua fede cristiana a salvare mia sorella.
    Ringrazio i braccialetti rossi che fanno conoscere la vita dei ragazzi malati all’interno di un ospedale.

    • Massimo rispetto per chi soffre, ma io faccio un’analisi (attraverso un filtro ironico) del prodotto televisivo. Che poi la serie piaccia o meno dipende dal gusto personale del telespettatore, e su quello non si discute.
      Però questa è una fiction che si poteva fare uguale uguale 15 anni fa, la tv italiana è indietro anni luce su questo terreno, e cerca di rimediare alla mancanza totale di innovazione e di sperimentazione, andando sulla strada più sicura del prodotto “toccante”.
      Ma perché ci dobbiamo sempre accontentare di prodotti scadenti, mentre ormai arrivano fiction da tutto il mondo (Usa, Gran Bretagna, Canada, Francia) che si aprono a nuovi linguaggi, che hanno un livello cinematografico in quanto a regia, fotografia, sceneggiatura, recitazione? Serie contemporanee nello stile, ma anche nei dilemmi morali, nei dubbi, nella lettura delle dinamiche umane e sociali che propongono.

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  9. Umhhh… non sono molto d’accordo, anzi in parte si e in parte no. Premesso che ( a parte qualcosa tipo appunto Boris che siamo su altri livelli) generalmente non amo molto le serie italiane , indipendentemente dal fatto che siano Mediaset o RAI, anzi in realtà per quel poco che vedo e che ho visto in passato, credo che nelle serie RAI ci sia un filino di qualità in più :)…..se dovessi scegliere per dire tra un “Montalbano” o un “tutti pazzi per amore” e Garko-Arcuri penso che sceglierei sicuramente i primi. Comunque, in generale mi sembra che la critica a Braccialetti Rossi è per la maggior parte immotivata o comunque troppo radicale. Sul fatto che alla fine si sia rivelata una serie per famiglie, in quanto è stata seguita un pò da tutte le fasce di età, quello sicuramente sì, e forse lo spirito della serie spagnola ( ebbene io l’ho vista) si è perso un pò per strada……ma aimè siamo in Italia, gli spagnoli anche se pure loro fanno sempre un pò le stesse cose sembrano sempre più fighi e alternativi, mentre noi sempre i soliti bacchettoni. Però devo dire che all’80% è una buona serie, che però può migliorare. La nostra tv è piena di programmi spazzatura che fanno ascolti sul dramma o sulla sofferenza degli altri, vera o costruita che sia, motivata o immotivata che sia, quindi giustamente quando c’è qualcosa che commuove se ne fa di tutta l’erba un fascio, e tutti a dire ” solita serie fatta di drammoni, ragazzini malati….”, ma questa stessa osservazione è essa stessa un’ovvietà . Te lo dice una che, ora è grande, ma aimè ha a che fare con la malattia e con gli ospedali da quando era piccola sino ad ora, e determinate cose se le vivi e le hai vissute sai che rispecchiano la realtà e le senti tue….come ad esempio il senso di impotenza e di colpa di un genitore per la malattia del figlio, anche se oggettivamente colpa no ne ha; o la rabbia di chi vuol sapere ma poi si incazza, bè ovvio, chi non si incazzerebbe sapendo che la sfiga ti perseguita?!?!?, il senso di isolamento dalla tua vita e di solitudine che ti porta a crearti un microcosmo all’interno di un ospedale, della serie “se non puoi uscire dal tunnel arredalo” . Secondo me in una serie c’è della qualità anche solo se ti suscita qualcosa, e non nascondo che mi ha strappato più di un sorriso e più di una lacrima, anche se aveva tutte le potenzialità per essere più originale e alternativa, ma quel che conta è il risultato; ci sono alcune scene che mi hanno fatto una tenerezza assurda, proprio perchè possono sembrare banali e invece sono semplici!!! anche I dialoghi sono semplici, e sinceramente lo preferisco, non lo sopporto quando nelle serie parlano troppo romanzati, o stile serie americane…..alcuni clichè è quasi normale che ci siano, determinate linee narrative bene o male sono sempre le stesse, tipo i trangoli sentimentali, quelli ci sono sempre. Da questo punto di vista, cioè quello delle ovvietà e dei clichè, ho visto di peggio. Anche sulla recitazione degli attori non sono d’accordo, la ragazza che interpreta Cris, che poi è l’unica che ha più esperienza, è molto brava, tutti gli altri si può dire che sono alla loro prima esperienza, e li trovo abbastanza naturali e spontanei, soprattutto quelli che interpretano Leo e Tony, di Leo basterebbe solo il sorriso e l’espressività. Il paranormale non è paranormale, sono le atmosfere oniriche che ci sono anche nella serie spagnola, e anche nella serie spagnola sono ambientate in una piscina. Forse si sono ispirati ai racconti delle persone che sono uscite dal coma. Le musiche, bè penso sia stato scelto volutamente pop italiano, musica che ascolterebbero dei ragazzi qualsiasi, non tutte sono belle, ma ci sono due tre pezzi che sono splendidi, come quello di Velluti o di Ermal Meta. L’ambientazione è bella e già questo è un punto a favore, sarà che amo particolarmente la Puglia. Per esperienza personale posso anche confermare che così come ci sono gli ospedali che ti mettono angoscia, ci sono anche ospedali lindi con infermieri sempre col sorriso stampato in faccia, non so quale dei due sia peggio :)), quindi comunque ospedali così ci sono pure, non è fantascienza…..Secondo me invece, una pecca della serie è il fatto che hanno approfondito poco , e sembra che abbiano concentrato troppo in sole sei puntate, quindi determinate cose sembrano trattate con superficialità o lasciate al caso. Ergo può migliorare. Della seconda stagione spagnola ho visto qualcosa e non è male, poi non so se gli italiani faranno di peggio o di meglio. Io la vedrò perchè a me fondamentalmente è piaciuta, e da inguaribile romantica non nascondo che mi piace la storia d’amore tra Leo e Cris. Da notare che Spielberg ne ha fatto la versione americana, quindi il concept non è poi così malvagio, anche perchè non è il solito medical drama.

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  12. Finalmente qualcuno che ancora ragiona. Davvero non capisco come questo insieme di banalità, buonismo da quattro soldi e cazzate sparate a vanvera abbia potuto attrarre milioni di telespettatori invece di farli incazzare. Io mi incazzo a vedere medici pietosi, competenti, capaci di parlare con le persone in modo umano, medici che si preoccupano in modo cosi viscerale dei loro pazienti, che addirittura fanno entrare una madre dentro la sala della TAC assieme al figlio (scusate se non ho altri esempi, quello che ho visto ho cercato di dimenticarlo). Ospedali in cui bambini e adolescenti fanno comunella e si impicciano ognuno degli affari degli altri. La storia poi del ragazzo in coma che sente tutto e canta pure, parla col morto è il top.
    Mi chiedo quanti ospedali e medici abbiano passato in prima persona gli sceneggiatori per raccontarne uno come questo. Se lo sapete, ditemi qual’è che ci voglio andare a farci una passeggiata con il cane. Tanto, l’atmosfera è quella dei giardinetti.
    Hanno sprecato la possibilità di trattare un argomento come questo. Poteva venire fuori qualcosa di intelligente, qualcosa che poteva andare in profondità, che poteva lasciare nelle persone un qualcosa molto diverso dal sapore della banalità e dal finto dolore, da quel buonismo forzato che per quanto è stucchevole fa venire il diabete alla prima puntata.
    Cercavo recensioni come questa, invece leggo solo odi e apprensione per il seguito.
    Per tutte le persone che non hanno gradito la recensione: non scambiate semplicità per banalità. E piangere su una storia come questa non vuol dire essere sensibili. Naturalmente è solo la mia opinione, ma non inquietatevi se non tutti abbiamo la stessa idea (per fortuna) e c’è chi “parla male” dei vostri idoli. Incazzatevi per le cose serie.
    Tutte e 6 le puntate si potrebbero riassumere con “ipocrisia e dabbenaggine a gogò”, tanto più per come è stato portato avanti l’argomento.
    Grazie Otello Piccoli per avere rischiarato questo triste pomeriggio (qua in casa si stavano rivedendo le puntate).

  13. La cosa che più mi da fastidio è come la gente diventa buonista tutto ad un tratto.
    Perché aspettare braccialetti rossi con trepidazione sì ma documentarsi con la stessa premura, sulla situazione del reparto pediatrico del proprio ospedale, andare in comune a chiedere che quei benedetti tetti o bagni vengano sistemati, informarsi sulla ricerca, fare volontariato… per quello la trepidazione manca.

    E allora diciamolo che braccialetti rossi, che esiste con l’unico scopo di guadagnare soldi, vigliaccamente cattura gli ascolti facendo presa sull’illusione che da alla gente di essere “sensibile al dolore di chi soffre” solo perché guarda questa serie, gente che in realtà non spenderebbe un minuto della propria esistenza per pensare ai problemi di chi soffre in verità.

    Perché in questo mondo che ogni anno diventa sempre più narcisistico, specialmente grazie ai social, un ragazzo malato cattura il cuore fintanto che è pulito, truccato, bello, dietro il quale c’è un attore e il suo instagram e il suo facebook da idolatrare e che ci rincuora.

    Ma è ben diverso se quel ragazzo malato è davvero una persona dentro l’ospedale della vostra città, se non ha foto da mostrare, se non è bello e sempre sorridente, se non ha un realtà ospedaliera che appartiene alla favole dentro la quale far sguazzare gli telespettatori.

    Questo non solo rende la banalità della storia, perché chiedetelo ad un bambino malato se davvero ha la forza o i mezzi di fare scorribande con gli amici come se fosse al lunapark, pericolosa ma sopratutto offensiva, offensiva nei confronti di chi veramente è in sala operatoria o nel letto di ospedale in questo momento, di chi sta lì a soffrire per davvero e non per fare l’icona dei falsi sensibili innamorati delle star pulite e fotogeniche.

    E diventa allora ancora più fastidio vedere come il successo di braccialetti rossi si alimenti del fattore social, delle centinaia di ragazzine che idolatrano quello quell’altro attore, con le loro foto spiattellate sul canale o sul diario. Perché è tutto divismo, come dimostrano facebook e i reality dove anche un addetto alla rimozione forzata dei veicoli in divieto di sosta diventa un divo oggi.

    E questo è un doppio smacco al vero malato che è ignorato perché “non cinematografico” non solo non può vivere le divertenti avventure che la serie ci presenta, non solo non ha un decimo dei soldi guadagnati da questi ragazzi in una sola comparsata, ma non ha nemmeno.

    Trovo triste che i 5 attori che interpretano braccialetti rossi andranno a Sanremo?
    Quale sarebbe il messaggio? Cos’hanno da dire questi 5 ragazzi che a noi dovrebbe interessare? Come è stato recitare? Ma come lo è stato per qualsiasi altro attore? Cos’è la malattia? Ma che ne sanno loro? Come si faccia a diventare famosi e agiati dopo solo 10 episodi? E’ soltanto un ennesimo tentativo di fare divismo, di pagare per le ospitate in TV chi non ne ha bisogno, di rendere questi volti amati (anche se non hanno fatto niente per esserlo) in modo da propinarceli in spot e altre serie.

    Perché se veramente questa serie avesse avuto qualcosa di onesto da dire sulla condizione dei giovani malati in Italia tanto da pensare che parlarne a Sanremo avesse potuto smuovere delle coscienze e aiutare i veri malati, allora avrebbero invitato piuttosto gli sceneggiatori o l’ideatore, il regista ma non i 5 ragazzi che di certo non hanno imparato niente sulla malattia o sulla sofferenza da questa esperienza, al massimo hanno imparato come con poca fatica, recitazione mediocre e tanto aiuto dall’ingenuità buonista della gente si possa guadagnare soldi e fama facilmente.

    Concludo dicendo che la cosa più fastidiosa in tutto questo è che le persone non riescono a vedere gli attori per quello che sono: nella loro mente facilmente condizionabile da televisone e apparenza, loro saranno sempre quei ragazzi malati che hanno visto soffrire in TV, poco importa se Leo in realtà non ha mai dovuto patire niente di più che non una sbucciatura al ginocchio, lo guarderanno sempre con la convinzione che lui è Leo, ha patito, è bello, sensibile e merita la loro idolatria e i loro “indiretti” soldi.

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