Non siete Stato voi: La Trattativa di Sabina Guzzanti

La Trattativa, locandina

La Trattativa, locandina

“Questo non è un film sulla mafia, non paragonatelo a quello di Pif. Non è un film sulle vittime di mafia, è un film su chi li ha fatti ammazzare”. (Sabina Guzzanti)

Ieri sera ho assistito all’anteprima de La Trattativa, proiettato a Palermo alla presenza della regista Sabina Guzzanti e di buona parte del cast, che esce oggi in tutta Italia.
Lo dico subito: La Trattativa è un gran film. Non solo perché racconta. Non solo perché denuncia. Non solo perché, pur con l’angoscia che mette addosso, riesce anche a farti sorridere.

Il cast de La Trattativa

Il cast de La Trattativa

Insomma, non solo per i forti contenuti. E’ un gran film per la sua cifra stilistica, per la fotografia di un bravissimo Daniele Ciprì, per la cura e l’attenzione ai dettagli. Per questo alternare fiction e documentario. Per questo delizioso gioco teatrale (ispirato, secondo la stessa autrice, un po’ a Brecht un po’ a “Ipotesi su Giuseppe Pinelli“, girato da Elio Petri e interpretato da Gian Maria Volontè e Renzo Montagnani) con gli attori che si autoproclamano “lavoratori dello spettacolo” e che vogliono “mettere in scena” la storia della trattativa.

Così inizia un esercizio di stile continuo che consiste nell’entrare e uscire dai personaggi, con inquadrature che, allargando il campo, mostrano come le stanze della questura siano, in realtà, solo parte di un set.
Ed in fondo cos’è questa storia della Trattativa, se non un continuo stare in bilico tra realtà e messinscena? Tra insabbiamenti e verità? Tra amnesie di ex ministri ed interventi al limite dell’eversivo da parte del Presidente della Repubblica?

Il giovane Massimo Ciancimino con il padre Vito

Il giovane Massimo Ciancimino con il padre Vito

E’ la storia di un Paese ridicolo in cui pezzi dello Stato trattano con organizzazioni paramilitari non per fermare le stragi (contestabile ma ancora nelle regole del gioco della politica) ma per evitare cadaveri di politici ex collusi. Una trattativa nel nome della quale magistrati, poliziotti, comuni cittadini, perfino una bambina di 9 anni ed una di soli 50 giorni potevano essere ammazzati, sacrificati, affinché venissero risparmiati vecchi leoni democristiani, terrorizzati dopo la morte di Salvo Lima.

E’ la storia di uno Stato che si accorda per cambiare i vertici di Cosa Nostra e sostituire Riina con Provenzano, e che garantisce per un decennio la latitanza del vecchio boss, nonché la libertà, agli uomini di Provenzano, di far sparire ogni traccia dal covo di Riina, lasciato incustodito per circa 18 giorni dalle forze dell’ordine.
Ed è la storia dei servizi segreti che, probabilmente, prima hanno collaborato alla Strage di via D’Amelio, poi a far sparire l’agenda rossa di Borsellino, infine a costruire una falsa pista, con un falso pentito, per far condannare degli innocenti, e salvare i veri colpevoli.
Queste due cose, il contenuto ed il contenitore, la storia che ci racconta e la struttura del film, rendono La Trattativa il miglior lavoro cinematografico di Sabina Guzzanti, sicuramente il più maturo.

Nllo studio dl Procuratore Caselli giunge la notizia che il covo di Riina è incustodito

Nello studio dl Procuratore Caselli giunge la notizia che il covo di Riina è incustodito

Per chiudere vorrei fare una piccola riflessione: Ie Stragi di Stato, i servizi deviati, le prove insabbiate, i falsi pentiti, le collusioni tra la mafia e la politica, non sono una novità. Ci sono sempre stati.
Ma, prima, c’era anche qualcos’altro. C’era una parte del Paese che reagiva. Intellettuali, giornalisti, artisti. E la politica. C’era una parte politica del Paese che batteva i pugni e chiedeva la verità. Oggi dov’è quel pezzo di Paese? Non possiamo pensare che tutti siano collusi, quindi, l’unica valida spiegazione, è che, davvero, non gliene freghi proprio più nulla. Ed è questo il vero male dell’Italia.

Ora io non so se questo film andrà mai in tv. Quello che so, è che è un film bellissimo e coraggioso, e io dovevo raccontarvelo.

Otello Piccoli

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