The Walking Dead: Un’anima triste può uccidere più in fretta che un germe

Hershel Greene (Scott Wilson)

Hershel Greene (Scott Wilson)

Ho voluto intitolare questo post citando un’altra perla di saggezza regalataci da Hershel, uno dei protagonisti principali di questo episodio.Personalmente la quinta puntata di The Walking Dead, “Internment – l’inferno”, non mi ha entusiasmata molto. Sebbene uno dei punti forti della serie sia proprio la cura della psicologia dei personaggi, mi è sembrata un po’ ripetitiva soprattutto perché si tratta sempre degli stessi (in questo caso Hershel che non perde mai la fede, e Rick dibattuto tra sopravvivenza e umanità). L’episodio, infatti, insiste di nuovo su quanto bisogna diventare duri e spietati per sopravvivere, tema affrontato abbondantemente nelle precedenti due stagioni.All’inizio della puntata si vede quanto il vecchio del gruppo non si voglia arrendere all’evidente avanzamento dell’epidemia, sottovalutando così anche i rischi legati ai numerosi decessi, finché non si scatena il caos nel blocco d’isolamento proprio per via di alcuni malati deceduti e zombificati.

In pochi instanti si scatena l’inferno: Sasha è svenuta, alcuni contagiati si sono trasformati e Glenn rischia la vita vicino ad uno zombi… per fortuna intubato! Mentre Lizzie, ancora una volta, ci lascia sconcertati  prima per il suo atteggiamento con gli zombie, poi per la sua morbosa attrazione per il sangue.

Per quanto riguarda la vicenda di Rick e Carol, ci saremmo aspettati qualche sviluppo in più. Invece lui si limita a riferire tutto a Maggie ed Hershel, i quali non sembrano contestarlo.

Viene invece approfondito (di nuovo!) il suo rapporto col figlio. Carl, ancora una volta, dimostra di essere in grado di aiutare e di fare la differenza. Speriamo che lo abbia capito anche Rick, che non riesce ad accettare che il figlio debba crescere in questo mondo post apocalittico, ma soprattutto che per sopravvivere debba rinunciare ad una parte della sua umanità.

Comunque l’aiuto del figlio non è bastato per fortificare le recinzioni della prigione, che ormai hanno ceduto, lasciando entrare nel cortile una folla di zombie. Anche qui trovo che la scena sia stata un po’ carente: più che un attacco di vaganti sembrava che gli zombie aspettassero di farsi sparare! È chiaro che lo scopo era di mostrare come Carl fosse a suo agio con un fucile, ma eravamo stati abituati a qualcosa in più dalla serie.

A conclusione delle vicende della prigione torna (con le medicine) il gruppo di Daryl, il quale chiede ovviamente di Carol, ma come noi dovrà aspettare la prossima puntata per avere una risposta.

Insomma per quanto mi riguarda la puntata meritava soprattutto per due cose: la prima scena, del tutto muta, con Rick, ripreso da varie angolazioni, in macchina diretto alla prigione con l’orologio di Carol appoggiato sul sedile passeggero accanto a lui, e fuori dei cani che si cibano della carne putrefatta di uno zombie. Poi, ovviamente, per l’ultima scena, che ci svela finalmente l’attesissimo ritorno del Governatore!

Cosa ci aspettiamo della sesta puntata “Live Bait”? Capiremo se le medicine basteranno a debellare la malattia, ma anche in quel caso credo che il gruppo dovrà lasciare la prigione, sia per la questione della mancanza di igiene (che ha portato il batterio) sia per la quantità di zombie ammassati fuori. Ed è probabilmente ciò che il Governatore aspetta. Sarebbe ovviamente più facile per lui affrontare il gruppo in campo aperto.

Personalmente spero che con il prossimo episodio, The Walking Dead rialzi un po’ il tiro. O forse sono io che pretendo troppo?

Come tutti i lunedì, alle 22,45 su Fox, la sesta puntata.
Johanne Inglesi

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