Conad rimette la donna al suo posto: in cucina, muta e felice


Io non l’avevo ancora visto, ma l’altra sera sono rimasto a bocca aperta.
Anno del Signore 2014, lui è seduto al tavolo della cucina, con fare pensieroso. Alle sue spalle appare una donna, presumibilmente la moglie, che con tono arrendevole gli dice: “allora vieni a letto?”
Lui non risponde sì o no, non la degna di uno sguardo (non dev’essere forse granché a letto, lei) e lascia una frase in sospeso: “stavo pensando…”
Lei (recitando come una cagna, nda), sobbalza: “ad un’altra donna?”
Ma lui, con aria inutilmente furba, finalmente si gira e dice: “a milioni di donne!”

Lei è rassicurata da questa affermazione (e noi ci rassicuriamo insieme a lei) e annuisce subito soddisfatta, mentre lui le racconta che per fare felici le donne metterà la pasta, il latte e, su suggerimento diretto della moglie, la farina a prezzi bassi e fissi.
I due,finalmente, vanno a letto e lei sentenzia: “le donne saranno felici!”, e poi, con aria complice aggiunge: “una sicuramente”, e ride beata lanciandosi su di lui. Che però ha appena terminato di creare, è stanco, ed è del tutto evidente che sta per mandarla in bianco.

Ecco come nel Paese delle quote rosa, dove si pensa di risolvere la questione della parità di genere non con la cultura e l’educazione ma col gioco del “ci serve una donna per chiudere la lista”, viene rappresentata la donna nella pubblicità: felice solo quando va a fare la spesa.
Cioè, in tv, ma soprattutto nella pubblicità, la donna può scegliere se essere un culo o una serva. Magari può alternare, tanto per evitare la noia.

Certo l’indignazione cresce facilmente davanti all’insulto pubblico, ma poi quando il messaggio diventa socialmente accettabile, ovvero donna=sesso, oppure donna=cucina,  ma detto con toni soft e rassicuranti, tutto sembra tornare alla normalità. Salvo poi restare sconvolti se generazioni di ragazzi crescono ancora con un concetto medievale del rapporto uomo-donna.
Perché qui il problema non è mica che quello di casalinga sia un lavoro degradante, quanto, piuttosto, il quadro socio-antropologico che viene fuori dalla narrazione dello spot (e, a questo proposito, voglio segnalarvi un post interessante, che potete vedere cliccando qui).

Conad, infatti, traccia dei ruoli molto chiari: l’uomo sa sempre cosa fare, trova soluzioni, pensa in grande, è creativo, rende felice la donna. L’uomo è manager e ha tutto sotto controllo.
La donna, al contrario, è un essere insicuro, fragile, bisognoso di attenzioni. Il suo mondo è quello del lavoro manuale, una catena semplice ed uguale da secoli: compra-cucina-pulisci. E sii felice e soddisfatta dell’uomo che hai accanto, perché lui pensa ai tuoi bisogni. Anche perché è lui a decidere quali sono i tuoi bisogni.

Il pay off della Conad

Il pay off della Conad

E nel raccontarti questo hanno il barbaro coraggio di usare un pay off che recita: “persone oltre le cose“. Persone sì, ma senza dignità.

Otello Piccoli

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2 thoughts on “Conad rimette la donna al suo posto: in cucina, muta e felice

  1. Un po’ di sessismo forse c’è in questo spot, ma l’articolo mi pare alquanto esagerato. Sono un uomo, faccio spesso la spesa, da solo o con la mia lei, e non scopro certo l’america dicendo che la maggior parte degli avventori nei supermercati sono donne. Ovvio che un’azienda di supermercati si rivolga principalmente a loro e quindi commercialmente non fa una piega. E fare la spesa non è certo segno di scarsa emancipazione, questo, in pratica è quello che sembra affermare nell’ articolo. Ci sono spot ben più pesanti nei confronti delle donne. Inoltre mi permetto di dissentire dal “recitando come una cagna”, in quanto l’attrice pronuncia la frase in tono volutamente ironico poichè, come si evince dagli altri spot della serie, il marito non fa che pensare al lavoro.

    • Certo che ci sono spot ben più sessisti e ben più pesanti (ho ripreso l’argomento anche in altri post), ma quella sera mi ha colpito questo.
      Ovviamente il tuo punto di vista è più che rispettabile, Però il fatto che la maggior parte degli avventori dei supermercati siano donne, non è, comunque, un retaggio maschilista?
      Per quanto riguarda la recitazione, a me non sembra ironica, ma potrei anche sbagliarmi e averla interpretata male.

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