Dacci oggi il nostro Pane Quotidiano


C’è una piccola oasi, nel deserto della tv generalista del mattino, in cui è possibile ristorarsi per poco meno di mezz’ora: “Pane Quotidiano“.
Non si tratta né dell’ennesima trasmissione di ricette facili per palati disfatti, né della predica di un pastore evangelista, ma di un delizioso programma condotto da Concita De Gregorio, che, con questo titolo,  gioca un po’ sulla concorrenza (va in onda dal lunedì al venerdì alle 12:45 su Raitre), ed un po’ sulla “sacralità laica” della lettura.

Un format essenziale, come essenziale è la scenografia.
La forma a semicerchio dello studio trasmette un senso di vicinanza e di accoglienza, perché gli ospiti si trovano vicino al pubblico, il tavolo in legno chiaro e le due librerie con i libri (rigorosamente usati) sapientemente appoggiati qua e là, ispirano semplicità e sincerità. Mentre il grande tappeto rosso riequilibra il tutto dando un senso di rispetto, di autorevolezza .Ogni giorno si presenta un libro e lo si discute con l’autore e con una classe di studenti liceali.

Concita De Gregorio è una persona seria e garbata e conduce con eleganza.
Certo, se l’ospite in studio è Stefano Rodotà (il libro in questione si chiama “Il Diritto di Avere Diritti), tutto viene più semplice.
Dopo un iniziale omaggio a Nelson Mandela, ed un passaggio (doveroso dato l’ospite) sulla sentenza della Consulta sul “porcellum”, si introduce il tema della puntata: la relazione tra diritto e amore.
Rodotà è piacevole da ascoltare e, nonostante la sua età, è sempre aperto all’innovazione culturale e sociale, e ancor più sui diritti civili.
Ed è splendido quando, candidamente, ci racconta che alle sue nozze, tra gli articoli letti durante la cerimonia, uno iniziava così: “l’uomo è il capo della famiglia”.

Tra uno spezzone di “Comizi D’amore“, di Pier Paolo Pasolini, ed uno di “Vita Di Adele
il professore dice che il diritto ha dovuto col tempo allentare la presa sull’amore, aprendo alla parità dei coniugi o al diritto al divorzio, mentre ora dovrebbe rioccuparsene per regolamentare i diritti delle coppie omosessuali, la procreazione assistita, il testamento biologico.

L’idea è buona, il risultato altrettanto. Tant’è che gli ascolti hanno premiato Concita De Gregorio all’esordio nella conduzione di un programma. Unica pecca la poca partecipazione dei ragazzi, anche se in 28 minuti circa è anche difficile da gestire.

Un esempio di tv da servizio pubblico (come ha sottolineato la stessa conduttrice quando ha accettato la proposta del direttore Vianello), in cui con pochi soldi si confeziona un prodotto interessante, che lascia qualcosa agli spettatori, quando i titoli di coda scorrono portandosi via le ultime immagini. Un pensiero, una curiosità, una voglia di approfondire. Ed una sensazione di piacevole leggerezza. Che oggi non è poco.

Ps: la chiacchierata si chiude con una bellissima citazione da Nina Ti Te Ricordi “amarse no z’è no pecato e ancuo zè un luso de pochi e intanto tu, Nina, te speti e mi, mi son disocupà/ amarsi non è peccato, ma è un lusso di pochi, e intanto tu, Nina, aspetti, e io sono disoccupato”.

Otello Piccoli

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2 thoughts on “Dacci oggi il nostro Pane Quotidiano

  1. Non vedo televisione se non a partire dal tg3 delle 19.
    Il tempo è poco, stretto, e per seguire tutto e tutti la vita si fermerebbe o qui o là.
    Per fortuna ci sei tu 😉
    Fermo restando che la Concita è stucchevole, mai uno sprazzo di ironia, soporifera se non fosse per le persone che sono chiamate a ‘darle vita’ come, appunto Stefano Rodotà.

    sheraciascunoilpropriopensieroegraziequandoc’è

  2. Ok, il programma è ben fatto ed in confronto a tante altre cose che offre la tv pubblica Pane Quotidiano sembra di un altro pianeta (o se si preferisce di un’altra epoca). Ma c’è un però, infatti il programma prende il posto di quello che Corrado Augias ha condotto per anni allo stesso orario (Le Storie) e secondo me non riesce ad esserne all’altezza.
    Ma anche chi non si trovasse d’accordo con la mia ultima affermazione dovrà in ogni caso dare atto che la RAI non ha messo un programma di cultura in più nel proprio palinsesto, migliorandolo. Ha semplicemente sostituito un programma che parla di cultura con un’altro simile, cambiando il conduttore e lo stile, ma non il target, la rete e nemmeno il minutaggio.
    Non un passo avanti nè uno indietro, l’immobilismo perfetto per questo triste periodo.

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