Servizio Pubblico e i miracoli di San…toro


Ieri Michele Santoro ha compiuto tre miracoli:

Innanzitutto ha costruito e gestito una puntata sui problemi economici del Paese senza urla o litigi da cortile.
Una puntata che ha scavato, con perizia e professionalità, dentro argomenti considerati tabù in Italia da troppo tempo, soprattutto negli ambienti pseudo-progressisti.
E lo ha fatto senza mai annoiare, e senza discorsi tecnicisti, ma anche senza mai banalizzare in stile Ballarò.
Ed è stato premiato con 2.257.000 spettatori pari al 10.18% di share.


Il secondo miracolo di
Santoro è stato quello di permettere ad un ospite come il Prof Alberto Bagnai di esprimere posizioni che normalmente vengono considerate eretiche dalla gran parte dei media e della politica.

Dopo il litigio su twitter con Gianluigi Paragone e gli autori de La Gabbia, Bagnai, docente di economia politica all’Università di Pescara, ha avuto quello che voleva: un dibattito serio, un confronto con tanto di grafici a supporto delle sue teorie sui danni dell’euro, e sulle vie d’uscita.

Bagnai è persona seria e per bene. Preparato e ottimista. Ascoltarlo è un piacere, anche se, a mio parere per incomprensione, ogni tanto battibecca coi ragazzi in sala.

In ogni caso è chiaro, disponibile al confronto, e ben fermo sulla sua idea: ci hanno raccontato la favola che siamo un popolo improduttivo e spendaccione, ma non è vero, e ci sono le prove.

Il terzo miracolo Santoro lo compie su se stesso. Se c’è un rimprovero che gli si può muovere è di aver quasi sempre invitato in tv dei giovani da cui nessuno di noi si sentiva rappresentato.
Dagli studenti che, seppur in buona fede,  ripetono 5 o 6 volte lo stesso slogan (che sono quasi gli stessi che ripetevo io nel ’94  questo mi preoccupa un po’), al politico in erba già legato mani e piedi al potente di turno, al giovane imprenditore qualunquista.

Ieri sera invece, a Servizio Pubblico, hanno preso la parola dei ragazzi normali.
Intelligenti, educati, rispettosi. Ringraziavano, salutavano, dicevano la loro senza polemica e cercando di comprendere le ragioni degli altri.
Erano i ragazzi che Servizio Pubblico aveva già incontrato a Londra, e le loro parole disegnano un quadro dell’Italia molto chiaro.
C’è il ragazzo che vorrebbe tornare ma capisce che non può, c’è quello che sostiene di essere stato accolto con un rispetto nel lavoro (e nel contratto) del tutto inimmaginabile in Italia, c’è ancora la ragazza a cui la Francia ha pagato la borsa di studio per andare a Londra, e se aspettava che lo facesse l’Italia poteva star fresca.

E poi c’era Andrea Mascitti, ideatore di un festival dedicato alle musiche del cinema, il giovane che con la sua condotta retta ed onesta ha fatto venir fuori lo scandalo della Regione Abruzzo, dove l’assessore alla cultura, nell’approvare il suo progetto di festival, gli ha chiesto di spendere meno e dirottare parte dei soldi nelle sue tasche.

A fare da contraltare a tutto questo l’imperdibile servizio sui “Falchetti” di Daniela Santanchè andati a cena con Berlusconi che potrete vedere cliccando qui.

Ecco, questa è l’Italia che vorremmo vedere ogni giorno per le strade e ogni sera in tv.
In tutto questo, l’unico balbuziente era il povero Stefano Fassina, che doveva difendere l’indifendibile Governo Letta e, mentre si parlava di cose serie, lui snocciolava dati su quanto bene avesse fatto l’azione del governo alla salute del Pil, anche se, dice lui, i disoccupati aumentano. E noi ringraziamo.

In mezzo, naturalmente, il puntuale editoriale di Marco Travaglio.

Sul finale le vignette di Vauro, qualcuna davvero provocatoria, come quella di Cristo in croce che accetta la mazzetta dal ladrone, e che potete vedere cliccando qui.

Insomma, ancora una volta Santoro, croce e delizia dei telespettatori, si dimostra il numero uno.
Ah, già c’era anche Franco Bechis, ma siccome non si parlava di Berlusconi, non se n’è accorto nessuno.

Otello Piccoli

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One thought on “Servizio Pubblico e i miracoli di San…toro

  1. IL ‘mi piace’ per la tua puntuale anali della trasmissione che non guardo se non per Vauro.
    Per la verità i talk molto show con protagonisti politici e apparati tecnici non mi interessano più a dispetto della mia ‘militanza’ politica di (ex) compagna.
    La prima vera rivoluzione da fare sarebbe chiudere qogni trasmissione di questo genere e imporre alla politica di farsi valere con i fatti.
    sherazadefactaverbavolant

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