I Fatti Vostri, coi soldi nostri

Giancarlo Magalli

Mettiamoci subito d’accordo su un punto, e il resto verrà da sé: Giancarlo Magalli è il Pinguino di Batman. Vi ricordate Danny DeVito nel film di Tim Burton? Ecco Magalli è DeVito quando si traveste.
Il fisico da bombolone alla crema, l’andatura lievemente impacciata, la fronte inutilmente spaziosa e quel viso tutto concentrato sulla parte inferiore della testa, come se volesse scappare da lui ma non ci riuscisse, col naso che, protendendosi in avanti, urla al telespettatore: ti prego, strappami via non lo sopporto più.
In effetti non dev’essere una gran vita quella del naso di Magalli.
Ma la cosa peggiore sono gli occhi. Piccoli, porcini, bonari, pronti a brillare a contorno di un sorriso sornione che sembra volerti accogliere, ma dietro il quale, con un po’ d’attenzione, puoi scovare la furbizia italiota della peggiore specie.

Magalli non è come Mike Bongiorno, quintessenza della mediocrità secondo Umberto Eco.
Magalli è uno consapevole della mediocrità che incarna e dalla quale trae profitto, e ci sguazza dentro felicemente.
D’altra parte da Frizzi a Castagna, da Giletti a Toto Cutugno (dico Toto Cutugno!), fino ad arrivare al nostro pinguino, la storia de I Fatti Vostri si incanala perfettamente nella bassa classifica della serie B televisiva.

Ma, tornando al discorso iniziale, la differenza sostanziale tra il personaggio di DeVito e Magalli è che quest’ultimo, invece di rapire i primogeniti e portarli nelle fogne, rapisce i cervelli di anziani e casalinghe e li porta a fare un giro tra storie inutili ed altrettanto inutili performance.
Così ti può capitare di accendere la tv e trovare il fantastico quartetto formato da The Penguin, Adriana Volpe, Marcello Cirillo (che da musicista delle prime edizioni ha ottenuto, a forza di iniezioni di botulino in faccia, la promozione) e Demo Morselli.
Sì perché per condurre questa inutile farsa di due ore non basta mica un solo presentatore. No, ce ne vogliono 3 più il direttore della pseudo orchestra, ché se no la Rai rischia di andare in attivo col bilancio.
E anche perché così possono chiacchierare tranquillamente tra di loro, come ormai si usa in televisione, che ti vien voglia di dirgli “ma non vi potete telefonare a casa per dire ‘ste fesserie tra di voi? E in tv ci mandate qualcuno che ha qualcosa da dire agli spettatori?”.
Invece no, ci stanno i quattro intellettuali che facendo avanti e indietro per questa finta piazza, con un finto pubblico, fingono di farsi i fatti nostri, ma si fanno i fatti loro. Il tutto, allegramente, a spese degli abbonati Rai.

Il puntatone si apre, per l’appunto, con i quattro moschettieri che ci cantano “Que Sera Sera“, e tu già ti emozioni per la modernità del programma. Perché loro amano stare sulle hits del momento. Poi però spunta Nicola Porro a spiegarti i giornali del mattino, e tu ti penti di aver criticato la parte precedente.
Ma il meglio deve ancora arrivare. A Porro seguono 11 minuti di interessantissima intervista ad un ottantenne che ha percorso il cammino di Santiago De Compostela e ci racconta tutta la sua entusiasmante vita a base di marce militari e passeggiate chilometriche.
Magalli lo intervista fingendo che gliene freghi qualcosa, ma si vede benissimo che vorrebbe aprire una botola sotto al tavolo e gettarlo in pasto ai coccodrilli.

Poi arriva il momento dedicato alla meritocrazia.
Magalli compone al telefono un numero a sorpresa. Se dietro la cornetta c’è uno sfigato (o un povero blogger che si sacrifica per voi) che in quel momento sta buttando via la sua vita a guardare la trasmissione in tv, e invece di rispondere come una persona normale al telefono, risponde ” i fatti vostri”, vince 1800 euro (io immagino migliaia di figure di merda di gente che risponde al telefono sperando di vincere quei soldi, e dall’altra parte c’è il direttore della banca, il padrone di casa, la ragazza invitata a cena  proprio quella sera).
Se invece rispondi “pronto”, come farebbe chiunque, ti puniscono regalandoti l’orologio con il logo della trasmissione, che è una specie di obbrobrio rosso che non indosserei nemmeno con un’arma puntata contro.

La tortura continua con i deliri di Luca Sardella sull’alimentazione, e con una tristissima Marisa Laurito ridotta a spiegare la ricetta dei muffin. Ma integrali, perché se guardi ‘sta roba non meriti di mangiare bene.

Poi, siccome hanno una strana concezione del lavoro (forse pensano che per tutti sia cantare, ballare e dire idiozie davanti ad una telecamera), ti spiegano come fare ginnastica in ufficio invece di lavorare, per la felicità del tuo capoufficio.

A questo punto ci propinano il simpatico revival delle canzoni di Sergio Endrigo del ’62, che prepara l’arrivo di Paolo Scannavino, un pirla che si infila dentro i palloncini.
Mo’ la foto dell’orologio l’ho cercata invano, ma quella del premio nobel del palloncino, con un po’ di fatica, l’ho recuperata per voi.

Paolo Scannavino

Paolo Scannavino

Nel festival delle banalità non può naturalmente mancare l’oroscopo, affidato a Paolo Fox.

Ma per il gran finale hanno tenuto in serbo l’ospite d’onore: una sorta di becchino spacciato per “sarto dei potenti” che, parola sua, ha vestito i presidenti Turkmenistan e Kazakistan.
La parolaccia che vorrei scrivere la censuro, pensatene una a vostro piacimento. Se fa rima con Kazakistan è uguale alla mia.
Magalli gli pone domande cruciali: “quindi le gli prendeva le misure, disegnava, faceva cucire gli abiti e glieli portava?”.
Ma dai! Ed io che pensavo che andasse lì a fargli fare delle sedute spiritiche!

Mentre scorrono i titoli di coda,e pensi che questi vanno in onda da 23 anni (dalle 11:00 alle 13:00) su RaiDue , vieni preso da una sgradevole sensazione: ti senti nervoso, irritato, e due ore più vecchio.

Per chi volesse saperne di più sulla storia della trasmissione, consiglio l’articolo di Tvblog che potete leggere cliccando qui.

Otello Piccoli

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3 thoughts on “I Fatti Vostri, coi soldi nostri

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