Sostiene Bollani, e ha ragione

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Ci sono persone capaci di rendere semplici anche le cose più complesse. In fondo non è difficile. Basta essere intelligenti, istrionici, allegri, colti, capaci, raffinati, versatili, brillanti, leggeri, geniali, sinceri, talentuosi, profondi, ispirati.
Io mi sto impegnando in questa direzione, ma per adesso mi limiterò a parlarvi di Stefano Bollani.

Ieri, con una puntata strepitosa, ha chiuso i battenti la seconda edizione di Sostiene Bollani: un’oasi nel deserto culturale della tv generalista italiana.
Una trasmissione ideata e realizzata con il folle scopo di provare, tra il serio ed il faceto, a portare un po’ di cultura musicale sugli schermi televisivi. Ovviamente in seconda serata, e ovviamente su Rai3. Diciamo che la Rai non vuole esagerare con la divulgazione culturale, preferisce relegarla a prodotto di nicchia, ma in queste condizioni, e considerato l’argomento, la media di circa 585000 spettatori a puntata è di tutto rispetto.

Il programma alterna virtuosismi e lezioni di musica, a piccoli sketch e qualche battuta improvvisata. Insomma quell’immenso artista di Stefano Bollani si diverte a giocare con noi e a raccontarci, con una capacità unica di provocare nel pubblico vertiginose alternanze di risate ed ammirazione nel volgere di pochi secondi, la storia della musica. Così, con la leggerezza di chi potrebbe raccontarti una storiella da bar, ma allo stesso tempo con l’autorevolezza che gli deriva dall’innato talento e dalla profonda conoscenza dell’argomento (cosa più unica che rara), riesce a tenerti per più di un’ora incollato al teleschermo a sentirlo parlare, ad ascoltarne le esecuzioni, a imparare qualcosa che prima non sapevi. E lui spazia nel vasto mondo della musica. Una sera si dedica alla voce, un’altra al pianoforte.

La puntata di domenica sera (che troverete in fondo all’articolo) era incentrata sull’orchestra sinfonica.
Sul palco con lui l’Orchestra Sinfonica della Rai diretta dal maestro Francesco Lanzillotta, oggetto di ripetute battute di Bollani, e dignitosa spalla per essere un direttore d’orchestra.
Il talentuoso pianista milanese ,con spiccata capacità affabulatoria ci conduce alla scoperta della storia dell’orchestra moderna, presentandoci i ruoli degli strumenti, la loro posizione, le loro potenzialità, e costringendo i musicisti a spaziare dai Bee Gees di Stayin Alive alle sinfonie di Beethoven.

E tu, per un’ora e dieci minuti, godi del piacere della narrazione e dell’esecuzione, abbandonandoti alle vibrazioni degli ottoni e degli archi, delle percussioni e del pianoforte, interrotti da due brevi apparizioni di Caterina Guzzanti, onestamente non al massimo della forma, ma capace di strapparti l’ennesimo sorriso della serata con quel piacevole guizzo quando si mette a capo dell’orchestra sul finale della puntata.

Insomma, educativo senza essere mai pedante, allegro, senza essere mai stupido, ricco, senza mai essere pretenzioso, con una regia sempre attenta pulita, efficace, Sostiene Bollani dovrebbe durare per l’intera stagione, e forse darebbe un senso all’idea stessa di servizio pubblico televisivo.

Ma lui non ce la fa. Come ha dichiarato di recente, passate le sei puntate ha bisogno di tornare ai concerti, al contatto diretto col pubblico, e a quella libertà d’improvvisazione e di “saltare di palo in frasca”, come dice lui, che i tempi stretti ed i limiti dello strumento televisivo non gli concedono.
Bollani in tv è un gran bello spettacolo. Ma in fondo è un po’ come guardare un leone allo zoo. Il massimo della sua potenzialità la esprime quando può correre libero nelle praterie sconfinate del jazz.

Otello Piccoli

 

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