Full Metal Masterchef

Gordon Ramsey, Joe Bastianich, Graham Elliot

Gordon Ramsay, Joe Bastianich, Graham Elliot


“Io ho sempre saputo che nel Texas ci nascono solo tori e checche, soldato Cowboy! Tu l’aria del toro non ce l’hai neanche un po’ e quindi il cerchio si restringe!”
(Sergente Maggiore Hartman)
                                                          

Cosa attira il pubblico del più importante contest culinario del piccolo schermo?
Il cibo, certo: cucinare è sempre stata un’arte ed una passione. Ed anche un’atavica competizione tra uomini e donne. Se nei secoli la cucina di casa è stata sempre il regno della donna, quando vi entra l’uomo e si mette ai fornelli c’è sempre un mistico cambiamento di atmosfera

D’altra parte un vecchio detto piuttosto maschilista recita: solo gli uomini sanno cucinare, le donne, al massimo sanno cuocere

Negli ultimi anni però, grazie agli show televisivi, cucinare è diventato qualcosa in più: una moda. In tanti si improvvisano cuochi, spesso con risultati al limite della denuncia, e molti puntano più in alto. Vogliono diventare chef!

E così si imbarcano in avventure culinarie, senza essere assolutamente portati,e ti presentano piatti con nomi che solo per pronunciarli il cibo diventa freddo.
Già, perché la cucina moderna ha fatto anche questo. Dimenticate la pasta allo scoglio. Adesso si chiama: fettuccine adagiate sul piatto, innaffiate con riduzione di brodo di mare, e accompagnate da crostacei e molluschi cotti nel sugo, su un letto di verdure colorate, con aggiunta di sale e olio, e con forchetta e cucchiaio posati sul tavolo.

Ieri, come ogni mercoledì alle 21:10, sono andate in onda in prima tv su SkyUno le nuove puntate della quarta stagione di Masterchef Usa. Un’edizione che al confronto la nostra sembra una passeggiata.

I tre giudici sono incredibilmente televisivi.
Gordon Ramsay è una vera e propria star. Regge lo schermo come pochi e riesce, pur sempre tra i santi che scendono dal paradiso ogni volta che apre bocca, ad essere più o meno umano, a seconda dello show del momento.

Diciamo che il Ramsay di Masterchef è una via di mezzo tra il demonio pretenzioso di Hell’s Kitchen, e l’angelo custode con i modi da pitbull di Cucine da incubo.

Ramsay uccide con lo sguardo, e quando smadonna le censure televisive sono così tante da infastidire l’udito.

Graham Elliot fa la parte del buono, e dove c’è un poliziotto cattivo c’è sempre bisogno del poliziotto buono.
Con la sua mole da buongustaio (si dice che non ci sia da fidarsi di uno chef troppo magro) alterna critiche e complimenti con aria bonaria.

E poi c’è lui, il cuore di pietra, il trait d’union tra l’edizione italiana e quella americana: Joe“Vuoichemuoro”Bastianich.
L’italoamericano che Crozza ha consacrato a mito cogliendo lo spirito di Masterchef come nessun’altro. Il suo Joe Bastianich non è solo un’imitazione. E’ l’incarnazione di un modello televisivo che ha sempre maggior successo.
Con mossa astuta la produzione italiana ha deciso di fargli doppiare la sua stessa voce in italiano. E così arrivano anche dagli Usa i “diludendo”, gli “arugante”, i “muoro”.

Bastianich non si smentisce mai e non esce mai dal personaggio: lancia i piatti, ammonisce i concorrenti, li insulta, li aggredisce, li umilia, li guarda con sufficienza.
E, probabilmente, è lui la vera chiave del programma:

Come tutti i nuovi show di quest’era televisiva, Masterchef Usa punta sulle reazioni viscerali dei protagonisti, e su quelle, conseguenti, degli spettatori.
Senza dubbio, più della preparazione dei piatti (che peraltro non viene seguita dalle telecamere con la dovuta attenzione) quello che piace è vedere i concorrenti che litigano tra di loro e si insultano.
Ma soprattutto vederli colpiti ed umiliati dai giudici.

E’ per questo che gli spettatori stanno incollati al teleschermo: per cogliere il momento del cazziatone, per vedere le lacrime e la rabbia.
D’altra parte non sono più o meno le stesse emozioni che si cercano nei vari talent e reality show? Vogliamo forse sostenere che il successo di X Factor (di cui presto arriverà recensione) si basi sulle prestazioni canore?
No le cose più importanti sono i litigi, i pianti, le urla.
Senza tutto questo non ci sarebbe pubblico. Ed ecco perché i giudici esagerano col sadismo e nel mettere i concorrenti gli uni contro gli altri.
Lo show prima di tutto. E lo show dipende da quanti sentimenti riesci a tirare fuori tra la tensione della gara e la durezza dei giudizi.

Nella puntata di ieri, per esempio, i giudici, sempre molto umani, dapprima hanno fatto gli spiritosi.
Hanno annunciato un grande ospite, che poi era Ramsay stesso (e tutti giù a ridere), che s’è messo a competere con un gruppo di dilettanti.
Con un’aria incredibilmente sborona ha passeggiato, poi ha preso il tè, e infine ha deciso di mettersi a cucinare per strabiliare tutti in pochi minuti. In sottofondo mancava solo la musichetta e la domanda: “ti piace vincere facile?”.
Poi si sono divertiti a seminare zizzania. Infatti non solo hanno escluso dall’Elimination Test uno dei concorrenti. Non solo gli hanno comunque fatto scegliere l’ingrediente principale della gara.
Ma lo hanno spinto a sequestrare un mixer ad uno degli avversari. Così, tanto per fargli fare amicizia.
Insomma se avessero messo il Mostro di Firenze a condurre il programma forse sarebbe stato meno bastardo.

Comunque, cucina o non cucina i concorrenti restano sempre polli da allevamento da dare in pasto ad un pubblico sempre più avido di sofferenze. E chissà se mentre spennellano le ali del cappone che gli mettono davanti se ne rendono conto da soli.
Ma non ha molta importanza: quello che conta al giorno d’oggi è vincere, contro tutti e contro tutto. E’ il sogno americano: tutti possono farcela, anche se alla fine ce la farà uno solo. E questo basta per far combattere tutti come guerrieri.
Anche sapendo di avere a che fare con un Sergente Maggiore Hartman, di kubrickiana memoria, e affrontando una sceneggiatura di Full Metal Jacket lunga 22 puntate. Pronti a cadere come gladiatori per il divertimento del pubblico, l’uno contro l’altro armati, finché non ne resterà uno solo.
Incuranti del fatto di piangere litigare e strepitare davanti a milioni di telespettatori.
Perché piangere davanti ad un amico è umiliante, ma piangere davanti alla telecamera è audience e basta.

Diceva Willem Defoe in Spiderman: “La gente ama gli eroi. Ma l’unica cosa che la gente ama più di un eroe è vedere l’eroe cadere, fallire”.
Eccola qui la tv che esalta le debolezze ed il fallimento, più delle virtù e dei traguardi.
Non tutti ricordano chi vince, ma spesso ci si ricorda di chi ha pianto.

Ps: esiste però un’edizione di Masterchef in cui tutti sembrano usciti da un’avventura delle giovani marmotte, ma di questo parleremo nel post di domani.

Otello Piccoli

 

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