Il Trono di Spade: un immenso Tyrion Lannister

La città di Bravos


COMMENTO EPISODIO 4×6 DE IL TRONO DI SPADE: LE LEGGI DEGLI DEI E DEGLI UOMINI

Una delle puntate più belle in assoluto, e non solo della stagione ma dell’intera serie. Un crescendo inarrestabile che parte dall’arrivo di Stannis a Bravos e si conclude con un epico monologo di Tyrion al processo per l’omicidio di Joffrey: una prova attoriale straordinaria per Peter Dinklage.

L’attacco è subito spettacolare, con l’inquadratura aerea della nave di Stannis che passa sotto le gambe del colosso di Rodi, che gli scenografi hanno evidentemente scopiazzato, anche se da bravi fan lo chiameremo “omaggio”. Il legittimo re e il fido Davos sono lì per chiedere un prestito, che all’inizio viene rifiutato, dimostrando che le banche sono uguali dappertutto, in Italia, in Europa, e a Westeros.
Poi, però, il Cavaliere delle Cipolle attacca tutto un discorsetto sul prepensionamento di Tywin Lannister e sui danni dell’INPS che convince i banchieri di ferro. Così lui può approfittarne per arruolare pirati nell’esercito Baratheon.

Yara Greyjoy

Ma questa è la puntata delle navi, e così ecco rispuntare Yara Greyjoy (il nome originale del personaggio, Asha, è stato modificato nella serie tv), che ancora naviga per salvare quel che resta del fratello Theon dalle mani dei Bolton.
Mentre lei carica i suoi uomini per convincerli a salvare lo stesso tizio che sfottevano appena qualche mese prima, io sono lì tutto contento che attendo di godermi quel bastardo (in tutti i sensi) di Ramsay Snow fatto a fettine dagli uomini di ferro e dallo stesso Theon, dimenticandomi che questo è Il Trono di Spade e niente va mai come previsto.

Infatti Ramsay che si sta già facendo affettare a letto da una tizia, viene richiamato dalle urla di Theon. Il furbacchione, infatti, è ormai preda della sindrome di Stoccolma (anche se probabilmente non sa nemmeno dove sia Stoccolma), crede di chiamarsi Reek e quando vede la sorella urla, piange, si dispera, ha paura che sia un altro trucco per metterne alla prova la fedeltà, e arriva a morderle la mano. L’arrivo del bastardo Bolton, che sanguina ancor prima di combattere a causa delle unghie della suddetta tizia, ci mostra ancora una volta come anche i personaggi secondari siano davvero curatissimi.

Ramsay Snow

Fatto sta che, quando Yara vede quel cretino del fratello Theon rifugiarsi nella gabbia, e Ramsay liberare i cani nemmeno fosse Mr Burns, lei, che invece di ucciderlo subito ha aspettato tutto ‘sto movimento, dichiara il fratello morto e se ne torna in mare, lasciandoci tutti come fessi. Ma dai è da quando gli ha fatto il giochetto della finta liberazione che tutti sogniamo vendetta. Come premio fedeltà a Reek viene concesso un bagnetto nella vasca con tanto di coccole da parte di Ramsay, e la promozione sul campo: come ultima grande beffa gli viene richiesto di partire per la guerra “impersonando qualcuno che non sei, Theon Greyjoy“.

Il drago si organizza gli arrosticini di pecora

Lasciato Forte Terrore, la scena si sposta su un pastorello e le sue caprette. Lui si sente un po’ Remì, solo che invece del nonno spunta un gigantesco drago che, per prendere una capra, arrostisce tutto il gregge. La sequenza è magnifica, anche se poi tocca a Daenerys pagare i danni. Chissà se ha mai pensato di farsi una bella assicurazione, mi sa che è l’unica soluzione. Ed ecco la Khaleese apparire mentre amministra la giustizia, dopo una spettacolare ripresa dall’alto di una maestosa Meereen con le costruzioni piene di dettagli curatissimi.

Ora lei vuole soddisfare le richieste di tutti, ma si fa un po’ due palle. Nonostante sia felice quando vede la soddisfazione negli occhi dei sudditi, le prende un coccolone quando scopre che ci sono ancora 212 questuanti alla porta. Mi sa che entro poco tempo nominerà un sostituto, anche perché ogni volta che entra qualcuno va fatta tutta la tiritera sui suoi soprannomi che ormai son infiniti: “Daenerys Targaryen nata dalla Tempesta, Prima del Suo Nome, la Non Bruciata, Regina di Meereen, Regina degli Andali e dei Primi Uomini, Khaleesi del grande mare d’Erba, Distruttrice di Catene e Madre dei Draghi“.
E non sia mai che conquisti il Trono di Spade, perché dovrebbe aggiungere “Signora dei Sette Regni e Protettrice del Reame“. Roba da diventare vecchi prima di aver finito di pronunciarlo.

Daenerys amministra Meereen

Intanto, ad Approdo del Re, si tiene una riunione del consiglio ristretto pre-processuale, dove si decidono fondamentalmente due cose: la taglia sulla testa del Mastino (sempre che qualcuno sia in grado di prenderla) e l’invio di emissari di Varys Meereen per controbattere le mosse della Madre dei Draghi al di là del mare. Al termine della riunione vediamo Vipera Rossa discutere con Lord Varys nella sala del trono, e mi ritrovo a rimpiangere i bei tempi in cui proprio lì l’eunuco si incontrava con Ditocorto.
Quelli sì che erano scambi di opinioni tra uomini di potere. Invece Oberyn, che praticamente pensa solo a vendetta e sesso, sesso e vendetta, si informa subito sui suoi gusti sessuali, dando per scontato che essendo eunuco sia anche gay. Ma quando viene a sapere che non prova passioni né per uomini né per donne, rimane di sasso. Certe cose lui non vuole sentirle dire nemmeno per scherzo.

Tyrion sotto processo

Ma eccoci al processo. Se Joffrey era un pazzo maniaco, Tommen è un fesso col botto (d’altra parte sempre figli dell’incesto sono) e si fa manovrare come un burattino dal nonno, al quale lascia, ma lo sapevamo già, la presidenza del processo. Il giudice che ricusa se stesso, praticamente Ghedini avrebbe un orgasmo in aula. Invece Tyrion no, perché sa bene che il padre non vede l’ora di liberarsi di lui.

Davanti alla giuria, composta anche dal padre di Margaery Tyrell e da Oberyn, sfilano i falsi testimoni dell’accusa: il Gran Maestro Pycelle, quella stronza di Cersei, quel traditore di Lord Varys, mentre quell’ometto alla sbarra sembra rassegnato ad una fine ignobile. Sa che non può uscirne vivo, ma trova ancora la forza per qualche battuta sarcastica e per qualche accusa ai suoi accusatori.
Durante una pausa Jaime prova a contrattare col padre la vita del fratello. Si offre di obbedirgli, di rinunciare al ruolo di comandante della guardia reale, di sposarsi e di governare su Castel Granito. Ma non ha fatto i conti con la furbizia di Tywin, il quale accetta, ma ovviamente lo frega. A fine processo Tyrion potrà chiedre pietà ed andare al Castello Nero tra i Guardiani della Notte. Il povero Tyrion, alla notizia, cede e sembra accettare, anche se ricorda bene che la stessa promessa fu fatta a Ned Stark.

Lo sguardo di Tyrion verso Shea

Ma il colpo di scena deve ancora arrivare: l’accusa chiama testimoniare Shae, che con una crudeltà che nemmeno Cersey accoppiata con Attila saprebbe concepire, lo accusa di aver progettato l’omicidio insieme a Sansa, ridicolizza i sentimenti ed i momenti che c’erano stati tra loro, e lo umilia davanti a tutti. La cattiveria di questa sequenza è inenarrabile, più andava avanti e più il mio cuore si restringeva fino a diventare una specie di mini-hamburger.
C’è da sottolineare che quando la bastarda ripete la richiesta di Tyrion “voglio che mi scopi come se fosse la mia ultima notte sulla terra”, a Vipera Rossa, che si stava facendo due maroni così, gli si drizzano le orecchie: “ah, e l’hai fatto?”

Ecco però che qualcosa in Tyrion cambia. Aveva accettato tutto, sopraffatto dall’idea di non avere chance, ma la crudeltà di quella mossa del padre che non ha voluto solo processarlo, ma anche disintegrargli l’anima, lo risveglia. Ed ecco che parte un monologo che resterà nella storia della serie come uno dei momenti più intensi e toccanti. I complimenti vanno fatti a chi l’ha scritto, ma anche e soprattutto a Dinklage che, come dicevo all’inizio, lascia tutti di sasso con una recitazione da gigante. Ecco, forse questa è la definizione giusta: il nano si trasforma in gigante!

Tutta la rabbia di Tyrion Lannister

E’ un gigante morale, perché si eleva sulla meschinità dei suoi giudici, è un gigante di coraggio, perché sfida i grandi del regno, è un gigante di dignità perché urla davanti a tutti: “sono colpevole di essere un nano, la mia colpa è questa, sono sotto processo per questo dal primo vagito che ho fatto. Non ho ucciso io Joffrey, ma vorrei tanto averlo fatto. Vorrei tanto essere il mostro che credete che io sia, vorrei avere veleno a sufficienza per tutti voi”.
Poi, guardando il padre negli occhi, ruggisce:”non ho intenzione di dare la mia vita per l’omicidio di Joffrey, io reclamo un processo per combattimento“.

Ora, oltre ad essere un monologo assolutamente straziante, è impossibile non pensare a cosa possa avere provato Peter Dinklage nel pronunciare quelle parole. Quante volte avrà dovuto subire un processo in quanto nano, in quanto “mostro”, magari fin dall’infanzia, a scuola, o nel rapporto con le donne. E quanto, anche adesso che è ricco e famoso, il pregiudizio possa fargli male, ferirlo, umiliarlo. E’ questo che ha di grandissimo la sequenza: il personaggio e l’attore, probabilmente, hanno subito le stesse umiliazioni nella vita, e così l’intensità del momento è assolutamente epica, perché per qualche minuto entrambi convivono realmente nello stesso sentimento, nella stessa rabbia. C’è solo da togliersi il cappello, da rivedere la scena più e più volte, e da riflettere. Perché adesso lui è il gigante, e tutti noi i nani.
Lo scambio di sguardi tra Tyrion e Tywin, che chiude la puntata, è da brividi.

Ps: per problemi legati al funzionamento del pc sono stato assente per qualche giorno. Non abbiate paure, la pubblicazione dei post riprende come prima.

 Otello Piccoli

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2 thoughts on “Il Trono di Spade: un immenso Tyrion Lannister

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