Grillo Show a Bersaglio Mobile e Mentana si gode il colpaccio

Beppe Grillo durante l’intervista

Piaccia o non piaccia Beppe Grillo, quello di ieri sera, da parte del direttore del Tg La7, Enrico Mentana, è stato lo scoop del 2014 per quanto riguarda il giornalismo televisivo.
La conferma arriva anche dallo share: oltre l’11% con un picco, subito prima della mezzanotte, del 16,59%, e, in quel momento, è la trasmissione tv più seguita in assoluto. Non c’è bisogno nemmeno di dirlo, l’hashtag #bersagliomobile passa la serata tra i trending topic.
Mentre la seconda parte del programma (ospiti Marco DamilanoFranco Bechis, Iacopo Jacoboni e Marianna Rizzo), risulta piuttosto noiosa, l’intervista di Mentana, registrata nel pomeriggio nella residenza toscana del comico genovese, è decisamente scoppiettante.

Se devo dirla tutta, Mentana ha un atteggiamento strano. Rigorosamente in piedi, mentre il suo interlocutore resta seduto, mostra una sorta di timore reverenziale, la battuta pronta (glielo riconosce lo stesso Grillo) e una paura fottuta di sbagliare, di perdere la fiducia del proprio interlocutore.
Nel farlo, però, sa bene di dover restare in equilibrio tra quello e il rispetto verso i suoi telespettatori che vogliono certamente vederlo incalzante come un giornalista deve sempre essere davanti a chiunque. E devo dire che in questo non ha deluso.

Enrico Mentana intervista Grillo

Enrico Mentana intervista Grillo

Nonostante i troppo sorrisi, nonostante l’equilibrio precario, Mentana non fa mai un passo indietro sulle domande, ogni volta che Grillo divaga (Grillo divaga per struttura mentale, lo ha sempre fatto nei suoi spettacoli, non perché non vuol rispondere, ma perché mentre dice una cosa ne pensa altre mille) lo riporta sul tema insistendo con le domande, lo corregge quando sbaglia o ne spara qualcuna grossa, lo spiazza su Orellana candidato alla Presidenza del Senato. Insomma, complessivamente fa un buon lavoro.

Grillo, dal canto suo, è un grande comunicatore, ma stavolta si muove tra colpi ben assestati e qualche curiosa difficoltà con il mezzo televisivo.
Forse a causa della scarsa abitudine alla formula dell’intervista televisiva, troppo spesso volta lo sguardo verso destra, dove non c’è né la telecamera né l’intervistatore, una cosa, per dire, che Renzi non farebbe mai. In più, a volte, sembra troppo ripetitivo e le sue digressioni rischiano di far calare l’attenzione e di far perdere il filo del discorso agli spettatori.

In compenso legna per bene il Presidente del Consiglio, tra l’altro non nominandolo mai ma apostrofandolo di continuo con soprannomi come bambinone, pupazzo o ebetino, va giù duro contro la Boldrini, attacca il fiscal compact e i vincoli europei, difende Casaleggio, e dice di apprezzare Tsipras, ma di non capire perché la sinistra italiana cerchi il proprio leader in Grecia.

Bisogna ammettere che ci sono alcuni  colpi che Grillo affonda davvero bene e infatti, oggi. sono argomento di grande dibattito.
Dice che Bersani è stato un agnello sacrificale sull’altare del futuro Governo Letta e per dimostrarlo racconta il retroscena di un invito all’ambasciata inglese col tentativo, da parte dell’ambasciatore, di farlo pranzare con Letta mentre Bersani sta ancora trattando per il governo.
L’ambasciata e Letta smentiscono, ma le due smentite si contraddicono tra di loro.

Benedice il risultato del referendum in Crimea sostenendo l’autodeterminazione dei popoli e denunciando infiltrazioni nelle piazze per rovesciare governi sovrani.
Denuncia l’assenza del vincolo di mandato parlamentare nella nostra Costituzione annunciando l’adozione (seppur in forma di multa), dello strumento di democrazia diretta del “recall”, formula che, in alcuni Paesi, si concretizza nella possibilità di sfiducia verso l’eletto.

Vuol dichiarare “odioso” il debito pubblico, e pagarne solo una parte: “cari signori, una parte di questo debito è immorale. Facciamo quel che ha fatto la Germania nel 1953, che ha pagato la metà dei debiti di guerra e poi con l’unificazione con Kohl ha pagato pochissimo, facciamo come gli Usa in Iraq”.
Nel frattempo sferza a destra e a manca, si schernisce, usa anche qualche espressione facciale delle sue, piazzando alcune battute ad effetto qua e là.

Il risultato, a prescindere da ogni valutazione politica che non compete alle analisi di questo blog, è un’ora abbondante di intervista piacevole e sicuramente interessante. Decisamente un colpaccio per Enrico Mentana, che però spreca il tutto con una seconda parte in studio decisamente non all’altezza. Quando inizi coi fuochi d’artificio, devi terminare con quella che, dalle mie parti, si chiama la “masculiata” (ovvero il gran finale dello spettacolo pirotecnico), non con la ninna nanna. C’erano ben altri ospiti da invitare per una serata così. Forse è stata l’emozione per l’esclusiva, possiamo perdonare.

Otello Piccoli

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