Sexy Baby: un viaggio al femminile per tre storie sul sesso

La locandina di Sexy Baby

La locandina di Sexy Baby

Diceva Giobbe Covatta: “l’educazione sessuale, ai miei tempi, la si faceva a scuola o a casa. A scuola ce la facevamo in bagno, attraverso i graffiti nelle porte dei cessi, e pensavamo che nelle mutande dei nostri compagni ci fossero delle mortadelle intere.
A casa, invece, cantavamo ambarabà ciccì cocò, e tutto quel che sapevamo sul sesso era che la figlia del dottore faceva l’amore con tre civette. Sopra al comò. Poi grazie al cazzo che il dottore s’ammalò, con una figlia neuropatica!”

L’educazione sessuale pone da sempre un bel dilemma: natura o cultura?
L’approccio al sesso deve esser guidato o assolutamente spontaneo? E quali rischi si corrono?
Ci sono pratiche sessuali che in secoli diversi e in diverse culture sono state considerate normali o ignobili, e non sapremo mai come verranno considerate in futuro (si pensi alla pedofilia: quando i ragazzi a 12-14 andavano in guerra e le guerre duravano anni, era “normale” che fossero oggetto di attenzioni sessuali per soldati ed ufficiali. Nella tradizione cristiana la stessa Madonna va in sposa ad un Giuseppe adulto quando è poco più che una bambina).

Ma per toglierci qualche dubbio sull’approccio al sesso nel terzo millennio ci viene incontro Sexy Baby, il documentario tutto al femminile (produzione, scrittura, regia) che ci racconta le storie di  Winnifred, che a 12 anni che si sente “una pioniera”, come i suoi coetanei, perché  la sessualità 2.0 la stanno scoprendo loro, Nakita, 32 anni, che vuole tornare ad essere Nichole liberandosi del suo ruolo da “intrattenitrice per adulti”, e Laura, 22 anni, che si opera proprio laggiù per una specie di mutilazione genitale (la labioplastica, che lei considera molto “figa”).

Winnifred

Winnifred

Il documentario, girato da Jill Bauer e Ronna Gradus, ha ricevuto ottimi riscontri di critica e pubblico, e Michael Moore, che l’ha premiato al Tribeca Film Festival, ha detto: “Non avete mai visto un film come questo. Non c’è nessun film come questo”.
Un film di denuncia, un lavoro svolto con passione ed attenzione, anche e soprattutto sul mondo della tv e dei social network, un documento sconvolgente che inaugura The Body of Sex, una serie di documentari a tema in programmazione su CieloTv, visibile sia su Sky al canale 126, che sul digitale terrestre al canale 26.
L’appuntamento è per stasera alle 23:45.

Otello Piccoli

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2 thoughts on “Sexy Baby: un viaggio al femminile per tre storie sul sesso

  1. Solo una precisazione: quella di un Giuseppe adulto, se non addirittura vecchio, è una manipolazione posteriore. Il fatto è che i quattro vangeli definiti “canonici” sono stati scelti fra la miriade di quelli prodotti, nel terzo secolo. Poi nel quarto secolo è stata decretata la divinità di Cristo (fra roventi polemiche da parte della maggioranza dei vescovi, che ritenevano grottesca, oltre che un tantino blasfema, l’idea di una donna che si porta per nove mesi Dio in pancia, e i vescovi discordanti sono stati democraticamente cacciati, e la divinità solennemente proclamata). A questo punto si è venuto a creare un problema col vangelo di Luca, che parla chiaramente dei fratelli di Gesù, e ovviamente, essendo stato ufficialmente approvato, non si poteva più eliminare. Così sono state fabbricate due scappatoie: una è che in ebraico si userebbe il termine “fratello” col significato di cugino (falso: fratello si dice ach e cugino ben dod, ma tanto chi è che poteva verificare, in un’epoca di analfabetismo diffuso?), l’altra che Giuseppe sarebbe stato vedovo e avrebbe sposato la madonna in seconde nozze. In realtà all’epoca in tutte le società ragazzi e ragazze venivano fatti sposare quando arrivavano alla pubertà, ossia sui 12-13 anni le ragazze e un paio di più i ragazzi.

    • Sì, il mio era un esempio, infatti parlavo di tradizione (nell’iconografia ufficiale Giuseppe è sempre vecchio, la Madonna no).
      Quello che volevo dire è che in altri tempi i rapporti sessuali tra adulti e minori erano, il più delle volte, considerati normali.
      Ma questo è un blog sulla tv, non sull’antropologia, quindi non ho pretese di fare analisi approfondite sull’argomento.

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