Otto e Mezzo: falchi e polli

Lilli Gruber

Lilli Gruber

Non ho mai amato tanto Lilli Gruber, ma devo dire che da quando conduce Otto e Mezzo, ovvero dal 2008, ha reso il programma decisamente più godibile.
La farsa dei due conduttori schierati l’uno contro l’altro, che aveva caratterizzato i primi 7 anni della trasmissione, non aveva prodotto nulla se non una contesa tutta giornalistica a scapito di quella degli ospiti.
Sulla stessa idea era stato costruito in questi anni In Onda, e aveva prodotto gli stessi identici risultati, fino allo “scoppio”, prima della coppia Telese-Costamagna, poi della coppia Telese-Porro.
Invece l’ex volto del Tg1 sembra lavorare con serietà ed impegno. Il che le ha anche consentito di portare lo share della trasmissione da una media annua del 2,98% quando ha preso in mano la conduzione, al 6,93% dell’ultima stagione.

Nella puntata di ieri di Otto e Mezzo si è ripetuto il classico canovaccio della polemica Pd-Pdl, alleati in un Governo di larghe intese, così larghe che nessuno s’è ancora inteso.
Ci hanno perseguitati per anni con questa storia della par condicio, che doveva servire a limitare il potere mediatico di Berlusconi, ed è finita, invece, per ridicolizzare il dibattito politico in tv.
Ma dalla fine del 2011, ovvero da quando governano insieme, i democratici ed i belusconiani spuntano come funghi in tutti gli studi televisivi e giocano a “maggioranza ed opposizione” al loro stesso esecutivo.
E nessuno pare trovarlo curioso.

Così, in una puntata tutta al femminile (di quelle che ti fanno odiare le quote rosa),
la sempreverde Daniela Santanchè, aka La Pitonessa, aka Labbra di Canotto, aka Emistupiscocheleisistupisca, ricopre il ruolo dell’opposizione, all’attacco di una povera Paola De Micheli aka Vittima Designata, costretta a difendere le indifendibili (oltre che dal punto politico, soprattutto dal punto di vista mediatico) manovre del Governo Letta.
Con un dettaglio non trascurabile: in televisione gli slogan e la determinazione contano molto più delle cifre. Per cui la povera piddina smarrita ha il suo bel da fare a snocciolare i numeri del Governo, ma viene puntualmente disintegrata, dall’onorevole siliconata, con due battute.

Sia chiaro che una comunicazione politica corretta prevede spiegazioni a volte noiose e poco televisive, ma se davanti hai un avversario che sa usare lo schermo e metterti al muro senza parlare di niente, o rinunci, o cambi stile.
Invece la De Micheli va dritta come un treno senza accorgersi che la galleria non è stata ancora scavata.

Ad un certo punto Lilli Gruber, senza alcuna pietà, mette sul piatto il carico più grosso: “molti sostengono che dopo il nuovo rinvio a giudizio di Berlusconi a Napoli per la compravendita di Senatori, dovrebbe essere il Pd a rompere l’alleanza con il Pdl. Per quanto tempo pensa che potrete andare avanti così?”
Ma è come lanciare una bistecca in mezzo tra un gattino ed una tigre e vedere come va a finire.

Infatti, la piddina lancia il solito banale ed inutile appello alla responsabilità, mentre Frau Blücher, come l’ha splendidamente dipinta Paola Cortellesi, va in brodo di giuggiole (e trovatelo un altro blogger che dice “brodo di giuggiole”!), e si lecca i baffi prima di sferrare l’attacco finale.
E’ noto a tutti che il discorso sul “complotto politico-giudiziario” è in assoluto il suo cavallo di battaglia. In confronto Laurence Olivier col suo  Amleto era un dilettante.
E così rovescia sulla malcapitata De Micheli il più lapalissiano dei fatti: se governate con noi non potete ritenere il nostro capo un delinquente, ma un perseguitato.
In effetti non fa una piega. Se ritieni che un politico sia un delinquente, non ci governi mica insieme.
Solo il gong del “punto” di Paolo Pagliaro salva Vittima Designata dall’andare definitivamente al tappeto.

Ma sul finale, quando si rende conto di poter finalmente uscire viva dallo studio televisivo, ecco che la vice capogruppo del Pd alla Camera dei Deputati serve l’assist finale alla sua avversaria:”quindici giorni fa abbiamo sfidato il Pdl e l’abbiamo condotto a rifirmare (sic) il patto fondativo” del Governo (nda). E la Santanchè, scoppiando a ridere: ma quale patto?
Negli Stati Uniti c’è un detto:”il tacchino non si mette nel piatto da solo”.
In Italia invece i polli si mettono nel piatto dei falchi e gli dicono: sii responsabile, non mangiarmi”.

Ps: non potevo resistere alla tentazione di pubblicare l’imitazione della Santanchè proposta da Paola Cortellesi.

Otello Piccoli

 

 

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6 thoughts on “Otto e Mezzo: falchi e polli

  1. se togliessimo la parola “Berlusconi” la Frau Gruber rimarrebbe muta…. è troppo monomaniaca al pari di Santoro & Co. …e se parla d’altro è per sponsorizzare qualche libro (inutilmente) ahimè

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