Servizio Pubblico: Santoro, le lesbiche e il destino del Paese

Grandi polemiche per la puntata di ieri di Servizio Pubblico.
Da destra e da sinistra, oggi non si parla d’altro. Così, nonostante volessi scriverne domani,analizzando il prodotto televisivo nel suo complesso (cosa che farò nelle prossime settimane) mi trovo costretto ad intervenire subito.

Partiamo da un punto: Servizio Pubblico, piaccia o non piaccia, è la Serie A del talk show televisivo.
La conduzione, la regia, i servizi, gli approfondimenti, la scenografia, tutto è studiato nei minimi dettagli, e niente è lasciato al caso. Nelle puntate più riuscite, così come in quelle meno riuscite, c’è sempre e comunque una maestria tecnica che non ha paragoni in nessuna trasmissione di nessuna rete tv (La famosa puntata del 10 gennaio 2013 con Silvio Berlusconi, criticata da tantissimi, è stato l’evento televisivo del millennio, per quanto riguarda la tv italiana. E su questo non si discute).

Tornando a noi, ieri, già durante la messa in onda, sui social network s’è sollevato un gran vespaio. E questo è già un bene per un prodotto televisivo.
In studio erano presenti Michelle Bonev che raccontava delle presunte tendenze lesbiche di Francesca Pascale, attuale “compagna” di Berlusconi, un Travaglio in splendida forma, un sempre polemico Cacciari (che ormai è ridotto ad uno Sgarbi de noantri) ed un Belpietro con la sua aria da bulletto delle elementari sempre contento di aver detto la sua e di aver svolto il compitino.
E, nei servizi, il solito povero Bertazzoni costretto ad inseguire gli intervistati che lo insultano, lo cacciano, lo ignorano.
Io me lo immagino così anche in casa, mentre cerca di parlare con moglie e figli che lo evitano.

Travaglio ha anche sottolineato una cosa assurda ed importantissima, ai più sfuggita:
nel 2008 il Ministero della Cultura si è prodigato di inventare un premio,su ordine di Berlusconi, da consegnare alla Bonev nel corso della Mostra del Cinema di Venezia (per approfondire clicca qui). Che sembra una sciocchezza, ma è l’emblema della follia in cui viviamo.

Sul finale un commovente intervento di Salvatore Striano ex detenuto e protagonista di Cesare Non deve Morire (ma anche di Gomorra e di Reality), splendido film dei fratelli Taviani premiato a Berlino.

In questo contesto, tre sono le principali critiche rivolte a Santoro.
Una da destra: tutti indignati perché si parla contro il capo, e perché si ospita una che mette in dubbio la sua verità, invece di prenderla per buona, come sarebbe doveroso fare.
Una da sinistra: queste puntate aiutano Berlusconi.
Una trasversale: che schifo rovistare tra le lenzuola (frase tra l’altro insopportabile, quasi quanto “mettere le mani nelle tasche degli italiani”).

Proviamo ad affrontarle tutte e tre.

La prima: secondo il centrodestra italiano l’unico giornalismo valido è quello dei “reggimicrofoni”. Questi sono capaci pure di criticare Lucia Annunziata, una che più cerchiobottista non si può.
Per loro i giornalisti non devono porre domande scomode ma, come Vespa, devono invece cucire le puntate su misura per i propri ospiti.
Il capo, poi, deve essere intoccabile. In fondo sono quelli come Brunetta che, invitati in tv, passano il tempo a ripetere a cantilena qualunque cosa possa far cambiare discorso e non concedere al pubblico di conoscere la verità.
In più, sono gli stessi che si infastidiscono se inseguiti dai giornalisti.
Verrebbe da dirgli:hai voluto fare politica? Ora è tuo dover rispondere ai giornalisti!
E, aggiungerei, in modo onesto educato ed esaustivo! Se non volevi rotte le scatole facevi il ristoratore, l’ingegnere, o l’idraulico. E nessuno ti avrebbe inseguito col microfono in mano.

La seconda: per il centrosinistra un giornalista di sinistra dovrebbe comportarsi esattamente come quelli di destra, ma favorendo la parte opposta. Le famose critiche sulla puntata con B. ne sono la testimonianza migliore. “Invitare Berlusconi (o parlare di lui come s’è fatto ieri sera) lo aiuta solamente”.
Embè? A parte che non è vero affatto, se anche lo fosse? A nessuno di questi viene in mente che un giornalista deve fare solo il suo dovere, e poi sta alla politica e agli elettori permettere o non permettete ad un delinquente di stare al potere?
Se una trasmissione è fatta bene, ed è condotta con coscienza, non è un problema del giornalista se il politico di turno se ne avvantaggia. E qualunque giornalista si ponga questo problema non sa fare bene il giornalista. Un bravo professionista dell’informazione non si schiera, anche se ha le sue idee, a priori. Ma, di volta in volta, critica e, se è il caso, apprezza, i singoli comportamenti. Un giornalista di sinistra che aiuta la sinistra fa un cattivo servizio agli spettatori, a sé stesso, e alla sua parte politica.

La terza: ormai è chiaro che ci siamo tutti berlusconizzati. E che ci lasciamo traviare da un sistema di (anti) valori che stanno dentro di noi e di cui non riusciamo più a liberarci.
Siamo onesti: in qual Paese del mondo (come sottolineava ieri lo stesso Santoro) un leader che mente non viene smentito? In quale paese un giornalista che ha uno scoop ed un’ospite in grado di darlo, non ne approfitta?
Ricordiamo su tutti il caso Clinton- Lewinsky. Molti di noi si indignarono perché ci si interessava alla vita personale del Presidente Usa. Ma lui aveva mentito al Paese, quella era la sua colpa, e davanti al Paese è stato costretto ad ammettere la verità e a scusarsi.

Ecco se Berlusconi (e qui non si tratta di destra e sinistra) s’è messo in casa una lesbica, che finge di essere la sua fidanzata, annunciando l’evento su tutti i giornali, con tanto di servizi fotografici ci sono due enormi problemi:

1) Berlusconi mente non solo sulla politica ma perfino sulle fidanzate. E siccome fa della sua vita privata un’arma politica (ricordate l’opuscolo elettorale sulla sua famiglia felice che mandò nelle case di tutti gli elettori?), sbugiardarlo è un dovere giornalistico

2) Se la Pascale è davvero una copertura, allora Berlusconi è, ancora una volta, ricattabile. E visto che, checché se ne dica, ha ancora un enorme potere sulle nostre vite, renderlo noto è un dovere giornalistico.

Quindi, anche se ieri la puntata di Servizio Pubblico non è stata la migliore di sempre, non capisco dove sia lo scandalo.
Non c’era morbosità, e non c’era voyeurismo. C’era una notizia da dare ed è stata data.
Anzi, dirò di più: parlare di queste cose è ben più importante di parlare della crisi economica e dei cosiddetti “ altri problemi”, perché finché non ci scrolleremo di dosso questa finzione in cui viviamo da 20 anni, non usciremo mai da nessuna crisi.
E’ come chiedere ad un tossico in crisi di astinenza di occuparsi della fame in India dicendogli: beh ma credi forse che la tua crisi sia più importante della fame in India? Se non si esce dal tunnel, non si può affrontare niente. Questo Santoro lo sa. E, almeno lui, combatte. Con un grande prodotto televisivo.

Nota: stasera alle 21:10 torna Crozza su La7. Quindi il video qui sotto casca a fagiolo.

Otello Piccoli

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13 thoughts on “Servizio Pubblico: Santoro, le lesbiche e il destino del Paese

  1. Salto i punti uno e due, perché sostanzialmente li condivido (con qualche distinguo sulle sfumature, ma vabbeh), per saltare direttamente al tre: no, mi spiace, in un Paese con un’informazione normale la vita sentimentale di un politico dovrebbe essere trattata per quello che è, mera propaganda. Smentirla, esattamente come confermarla o “documentarla”, non fa altro che alimentare la propaganda stessa. Scendere su quel terreno significa legittimarlo. Significa partecipare a un fenomeno che attraversa l’informazione italiana degli ultimi 10 anni: la polarizzazione fra reggimicrofoni, per usare il tuo termine, e voyeur; videocrati, se vuoi. Sappiamo bene, e Michele Santoro sa meglio di chiunque altro, che l’opposto del giornalismo da reggimicrofoni è il giornalismo d’inchiesta. Questo non lo è. Per intenderci: i pezzi di Repubblica sul caso Noemi o quelli sul caso Ruby lo erano decisamente, perché c’era un interesse altro di cui discutere (un reato, se non addirittura la sicurezza nazionale).
    Sia chiaro: non critico la notizia in sé e per sé. Critico il polverone che le si è costruito intorno.

    • Non critichi la notizia, critichi il polverone. E per polverone intendi i commenti che ne sono seguiti, oppure la trasmissione stessa? A parte che poi, come sempre, per la maggior parte la trasmissione s’è occupata delle raccomandazioni per le fiction, del falso premio a Venezia ecc. Cioè di abusi di potere.

      • Non avevo argomentato l’ultima frase, e dunque non sono stato chiaro. Approfondisco: la notizia, per me, è una notizia di puro gossip (astraila: X che dice che Y, nota compagna – si suppone etero – di Z, è invece lesbica; cos’è?), condita da un certo inconfessabile voyeurismo, dato – non facciamo gli ipocriti – dall’elemento di appeal per noi maschietti nell’immaginare due lesbiche così belle, o quanto meno così appariscenti. Di conseguenza, posso immaginare la legittimità della pubblicazione della notizia (audience is audience), purché sia ridotta a quel che è, appunto gossip.
        E invece. E invece Santoro ne ha fatto il cardine di una puntata, giocando appunto sul comodo artificio di spostare in camera da letto il dibattito politico, con tutte le attenzioni pecorecce che questa scelta porta con sé. Il polverone è stato scientificamente costruito, a partire dalla scelta di ospitare Belpietro, il più polemista dei polemisti di destra. Scelta di spettacolo, che in quelle condizioni avrei fatto anch’io, ma che pur rispondendo a logiche televisive non risponde a quelle giornalistiche. Tutto qui: televisivamente funziona, come funziona(va?) in termini di audience la tv del dolore, giornalisticamente no. Almeno se intendiamo il giornalismo come il contributo a definire il punto di fuoco corretto nell’analisi collettiva della politica.

        • In parte concordo sulla tua analisi, in parte no.
          Mi spiego: se un uomo politico finge una relazione con una donna al solo scopo di ingannare i propri elettori, che si suppone essere legati ai valori della cosiddetta famiglia tradizionale, e la cosa si viene a sapere, smette di essere gossip e diventa notizia politica. Perché c’è la truffa agli elettori. Se io mi candido dicendo a tutti che sono un economista e poi si scopre che non ho la laurea è gossip? Il problema non è con chi va il politico di turno, il problema è se il politico truffa perfino sulla propria vita privata per farne un punto di forza in campagna elettorale, per aggiustare la propria immagine pubblica. Se lo fa va smascherato e portato sulla pubblica piazza.
          Sul fatto dell’invito a Belpietro ti do ragione. Ma Santoro è animale televisivo e sa bene come fare per tenere acceso il dibattito.
          Però ribadisco che la storia della Pascale sarà durata mezzora su tre ore di trasmissione, Non più di un sesto del tempo.

  2. Il tuo blog si è rotto di questo scambio, quindi mi impedisce di usare il tasto “rispondi”. Riparto da capo.
    La differenza fra la laurea e le relazioni private sta nell’aggettivo che usiamo per definire queste ultime. “Private”: renderle pubbliche è propaganda. E la propaganda si ignora.

    • Ora il blog farà un post autonomo e scriverà: basta parlare di Berlusconi, parlate dei problemi del Paese.

      Comunque, a parer mio, il tuo discorso, vale più per la politica. meno per la tv. Se la relazione privata ha uno scopo politico resta tale?
      Esempio: si scopre che il principe Willliam d’Inghilterra ha sposato Kate Middleton solo per finzione. Lei è lesbica e lui vuol farsi un harem privato sotto la copertura del matrimonio, così il popolo non rompe e lo crede un bravo padre di famiglia innamorato.
      I network inglesi più seri non farebbero a coltellate per intervistare la fonte?Qui ne parla solo Servizio Pubblico
      In più resta l’elemento, tutto politico, del fatto che se un leader di partito ha una finta relazione come copertura, è ricattabile. E quindi è ricattabile anche il Paese. Continua a sembrarmi una notizia importante.

      • L’equazione sulla ricattabilità vale solo finché è capo di governo (o di Stato), al limite finché è ministro.
        Per rispondere alla tua domanda: no, i network inglesi più seri non farebbero a gara. La BBC ha sempre relegato la vicenda Diana-Dodi al Fayed in seconda fascia, a meno che la notizia non avesse una valenza più ampia (il divorzio, la querelle sull'”eligibility” di Carlo, naturalmente la morte di Diana). La BBC, inoltre, non ha mai intervistato Camilla finché Diana era in vita. Morbidezza? No, perché nel frattempo la BBC faceva le pulci alla casa regnante. Semplice distinzione degli ambiti.
        In Inghilterra le interviste alla Bonev andrebbero sui tabloid. Sul Sun, non sul Guardian.

  3. Prossimo puntatone: Lapo Elkann intervistato da sua cognata. ah no quello era già sul Fatto.
    Sfilata di pippaioli sempre e comunque.

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