The Apprentice: Il Boss e quattordici ragionieri Fantozzi

Il Boss Flavio Briatore

Il Boss Flavio Briatore

Quattordici ragionieri Fantozzi tremano davanti alla finta porta del megadirettoregalattico in attesa che squilli il finto telefono e la finta segretaria li faccia entrare. Il silenzio è assoluto, gli sguardi bassi.
Improvvisamente lo squillo e lei, senza scoppiare a ridere, dice: “Il Boss vi aspetta”.
Tu ti aspetti di trovare Totò Riina, invece dentro ci sono due tizi anonimi e, tra loro, una poltrona in pelle umana.
Improvvisamente, una figura dai capelli argentei fa la sua apparizione. L’uomo si siede, li guarda con aria gravissima e dice loro: “salve, sono Flavio Briatore (nemmeno fossimo al Bagaglino, nda), ma d’ora in avanti, per voi, sono il Boss”.
A quel punto vorresti solo essere Enrico Ghezzi per montare una puntata di Blob con questa scena seguita dalla pernacchia di Totò.

Ma il Boss non si ferma qua: “questo non è un gioco, non è un reality, è il più duro colloquio di lavoro della vostra vita. Io non sono un presentatore, sono il futuro datore di lavoro di uno di voi. Il migliore lavorerà al mio fianco almeno per un anno […] il vostro destino è nelle vostre mani e nelle mie mani. Soprattutto nelle mie.”
E vai con Totò!

Poi, con il suo italiano improvvisato, ci spiega che lui non sopporta “gli arroganti, i presuntuosi, i cretini e i bugiardi”. Insomma il rapporto con sé stesso dev’essere proprio duro per il manager ex Benetton. Ma lui, scopro subito, sta parlando dei concorrenti.
I quali non vedono l’ora di essere assunti per uno “stipendio a sei cifre” da Briatore.
La presentazione dei concorrenti è piuttosto epica, e molti vantano lauree e conoscenza di parecchie lingue, ma anche loro, forse per rispetto verso il Boss, difettano un po’ nei congiuntivi, nelle consecutio, e nell’esprimersi in maniera almeno dignitosa.
Ma il Flavione nazionale dà il meglio quando congeda i concorrenti perché, per sentirsi un po’ Donald Trump invece di quel gran burino che è, li saluta in un inglese improponibile: “ci vediamo presto…endeee…gud lac tu evribodi!”

I concorrenti

I concorrenti

I concorrenti raggiungono quella che sarà la loro casa per la durata del programma (pardon, colloquio di lavoro, ché se il Boss scopre  che in realtà è un programma tv ci resta malissimo) tutti contenti, ed iniziano a vantarsi ognuno delle proprie capacità, mentre spiluccano un aperitivo.
Ma improvvisamente gli assistenti di Briatore appaiono e li richiamano all’ordine. Basta scherzare, ora si fa sul serio! Con una botta di fantasia dividono i concorrenti in due squadre, i maschi e le femmine (chissà da quale profondo brain storming gli autori del programma avranno tirato fuori questa incredibile soluzione) ed ognuna delle due deve trovare un nome ed un caposquadra.
I maschi, da maschi, iniziano subito a tirar fuori nomi competitivi. Uno propone “Il Ghepardo o Il Leopardo”, poi si vira su “Scaccomatto“, anche se il pirla di prima ci riprova: “e se facessimo lo scacco del leopardo?”. Non non viene ucciso solo per caso.
Le donne invece, che in queste cose sono un po’ più normali, scelgono “Concrea” l’insieme di concretezza, creatività, cooperazione.
I capisquadra sono Fulvio e Milena.

L’indomani l’appuntamento è sul circuito di Monza, dove il Boss dice le sue quattro fesserie, chiude con “gud lac”, e li spedisce a vendere panini.
Praticamente da questo momento in poi diventa una puntata di Masterchef.
Le due squadre si arrovellano per far fruttare i duemila euro di budget vendendo cibo da due camioncini.

The Apprentice diventa Masterchef

The Apprentice diventa Masterchef

Le strategie sono diverse, i maschi cucinano hot dog, le femmine, non avendoli trovati, si buttano sulla salamella, applicando comunque una strategia di vendita più convincente.
Per tutta la puntata, infatti, la squadra maschile si troverà costretta ad inseguire le mosse di quella femminile. Il tutto seguiti dai due collaboratori, perché Briatore ha di meglio da fare.
Finita la prova tutti tornano in purgatorio, in attesa della chiamata.

Briatore prima li fa parlare, e li sfotte per la terminologia tecnica in inglese (che lui esemplifica sempre in “start up”, che forse con gud lac è l’unica espressione che conosce), poi li massacra, con la complicità degli assistenti che fanno anche le spie, perché hanno fatto concorrenza sleale agli altri venditori.
Nel fare le cazziate il Boss gode come un riccio, ma è scadente anche in quello. Però riesce ad inanellare una serie di volgarità che nemmeno Benigni nel famoso monologo di “Berlinguer ti voglio bene“.

I concorrenti sono terrorizzati, così quando le ragazze scoprono di aver vinto, non festeggiano nemmeno, se ne vanno via mestissime, mentre Briatore, offeso, le ribattezza ufficialmente “ex concrea“, perché non sono degne di quel nome
I ragazzi, invece, dovranno scegliere i peggiori tra loro. Nel battibecco Fulvio, da grande stratega, si tira appresso due decisamente più scaltri di lui e si fa eliminare.
Briatore solleva il braccio e gli dice: sei fuori.
Poi dopo aver scassato due ore sul “parla come mangi”, guarda gli altri due concorrenti e dice: “comunque voi due siete due looser”. Ma vaff!

Fulvio

Fulvio

La prima puntata della seconda edizione di The Apprentice, in onda tutti i venerdì alle 21:10 su Skyuno , si chiude così.
La trasmissione è terrificante, tra la finzione assoluta di quel palazzo del Boss, i concorrenti stile yuppies, e la solita banalissima struttura che ormai caratterizza tutti i programmi del genere.
Ma la vera domanda è come sia possibile che “il Boss” sia Flavio Briatore.
Dal punto di vista televisivo è assolutamente scadente. Parla un po’ come Di Pietro, ma con l’accento piemontese, è inutilmente volgare, e si prende sul serio più della regina Elisabetta.
Dal punto di vista dell’esempio, stiamo parlando di uno che ha iniziato facendo affari con Attilio Dutto, il quale aveva rilevato una ditta di Michele Sindona, il banchiere della mafia, e che poi è stato fatto fuori in circostanze ancora misteriose. Poi è stato latitante perché condannato per i suoi affari nel giro delle bische clandestine, ed infine ha subito il sequestro dello yacht da parte della Finanza, con l’accusa di frode fiscale.
Offesissimo ha promesso di non investire mai più in Italia.

Insomma questo è l’uomo che viene offerto come modello di imprenditore vincente ai giovani di questo Paese dalla tv, con la gente da casa che vede i concorrenti che si ammazzerebbero pur di lavorare per lui. E nessuno solleva il problema. Per il prossimo anno prevedevano di sostituirlo con Al Capone, ma poi hanno scoperto che è morto da tempo.

Otello Piccoli

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2 thoughts on “The Apprentice: Il Boss e quattordici ragionieri Fantozzi

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